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Il Fiume Elicona a Montalbano Elicona

Sentiero di media difficoltà, richiedesi scarpe da Trekking, borraccia.

I nostri percorsi lungo sentieri nel letto del Fiume Elicona. E’ un percorso medio difficile, per adulti si accompagnano i turisti lungo il percorso attraverso la vegetazione meravigliosa, lungo il il percorso del letto del fiume osserviamo le gurne ampie zone d’acqua ricche di trote selvatiche e granchi di acqua dolce, e una vegetazione ripariale florida e spettacolare. La presenza di uccelli dai passeri ai corvi, al nibbio e al Barbagianni. Incontriamo le mucche, le pecore e capre che pascolano liberamente e si abbeverano lungo il corso dell’acqua.

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I sentieri dei Mulini ad acqua sul fiume Elicona

La vita per essere vissuta bene, deve sapere di pane.

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Il pane prima di diventare tale è seme, sepolto e affidato alla fredda terra, dove contende la sua vita con tutti gli elementi viventi e non, presenti nel mondo oscuro della terra. Ai primi tepori germina e comincia un cammino verso la luce, e deve convivere, e resistere, e condividere la sua vita con il suo ambiente attorno e quando porta a compimento la spiga matura per essere raccolta, deve essere separato, dai semi non buoni. Il pane passa prima da una macina, stritolato e sminuzzato per diventare farina per fare il pane. Per diventare pane la farina ha bisogno dell’acqua e deve essere lievitato e passare in un forno a 300 gradi.

Il pane nutrimento della vita umana, per entrare nel sangue deve essere masticato e digerito e poi essere assorbito nel sangue per diventare parte delle nostre cellule e del nostro corpo. E’ cosi che il pane diventa una parte di noi, e a sua volta, ciò che prima era diventato parte del grano, ora anch’essa fa parte di noi siamo diventati una cosa sola. E’ Meraviglioso!

I mulini costituiscono quegli attrezzi che l’uomo ha congegnato per facilitare la trasformazione del chicco di grano in farina. Sul Fiume Elicona ci sono testimonianze di tali manufatti. Ve ne rapresento uno “il Mulino della Chiappazza” nel territorio di Montalbano Elicona sul Fiume Elicona.

Valutazione del grado di difficoltà: Percorso medio facile; non adatto per bambini sotto gli otto anni con poca dimestichezza con le arrampicate. Poco adatto a chi ha difficoltà a camminare. Dotarsi di scarpe da Trekking, una bottiglietta di acqua, portarsi dietro qualche barretta di cioccolata;

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

si Parte:

  1. ore 10.00 dalla piazza del Comune, nell’attesa si racconta una breve storia di Montalbano Elicona, Crocevia  di popoli ed eserciti, porta di ingresso nell’entroterra siciliano e luogo di sosta di eserciti e regnanti come Federico II di Svevia;
  2. si parte per raggiungere un antico sentiero tra i boschi e si arriva al bivio di due sentieri a destra per scendere alla “Pietra alla Chiappazza” detta “Sentiero Cambarella” a sinistra detta “Sentiero Carboniere” per andare in “Contrada Maletto”. 

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  3. Il paesaggio è incantevole, e durante il percorso possiamo notare le tracce di una permanenza umana, piccoli appezzamenti in cui si viveva, 4 pecore, 1 maiale, un piccolo orto, la legna per l’inverno e spesso serviva come deposito delle cose di casa della famiglia. Gli uccelli ci volano vicino e si sente il loro canto in coro senza che questo diventi fastidioso, la brezza ci accompagna e rende fresco e piacevole il nostro cammino;
  4. Si scende a valle e intravvediamo il fondo valle dove passa un braccio affluente del fiume Elicona, il “torrente Maletto”, la vegetazione particolarmente rigogliosa, si differenzia per il suo colore verde e la sua varietà di forme e tonalità di verde. Lo sterrato porta a valle ma ai margini si notano colori e profumi ed emergono prepotentemente durante il nostro andare;
  5. Arriviamo al fondo della valle, adesso al fruscio della brezza sulle foglie si aggiunge il suono dell’acqua del torrente, cerchiamo il passaggio che ci consente di attraversarlo per inoltrarci nel sentiero che ci porta nel letto del torrente fino al “Ponte di Ferro”.
  6. Ci si inoltra nel bosco fino a scendere al fiume, nelle stagioni estive a partire da giugno è piu che un piccolo ruscello, dall’acqua limpida, dove si possono intravvedere le piccole trote, gli avannotti, le farfalle, danzano nell’aria e ci accompagnano nella nostra fatica del percorso. Io mi fermo a bere l’acqua del fiume, dove è piu in movimento, e come fanno tutti gli esseri viventi assetati mi inginocchio e ringrazio madre terra e sorella acqua che è buona e fresca;
  7. Lo spettacolo della natura è in onda, le pietre con le sue forme, la natura che copre ogni angolo come nessun architetto del verde non saprebbe fare, colori e forme, odori unito a quello dello sterco delle mucche, e le tracce di una bevuta al fiume. Si scarpina tra un salto ed un altro di una pietra, si cercano nuovi passaggi più facili, attraversando una riva all’altra, e diventa quasi un gioco o una danza nella natura. Incontriamo sulla sinistra il primo Mulino, posto in alto e raggiungibile da una rampa in pietrame a secco. Bella l’architettura e ti proietta nel tempo passato quando con i muli i contadini accompagnavano da basso sulla rampa fino al Mulino, in attesa del proprio turno per molire quel grano che rappresentava la sopravvivenza per l’inverno avvenire. Ora siamo in alto, a sinistra una vecchia casa del mugnaio, oramai diruta, piu avanti il mulino, senza macina e senza i congegni che l’accompagnavano; ci si muove tra la vegetazione e lo sguardo va al fiume intorno e sembra ancora di sentire don Nino che attendendo il suo turno scherzava con don Turiddu, i muli infastiditi dalle mosche tenevano la coda sempre in movimento per rendere difficile alle mosche potersi posare; il rumore dell’acqua sulla palette della macina, e Don cola che usciva con il suo sacco di farina…. “benedicere a tutti…!! un saluto era d’obbligo prima di riprendere la strada di casa;
  8.  Si riscende dalla rampa e si riprende il cammino lungo il letto del torrente Maletto fino ad arrivare ad un altro mulino sulla destra, posto anch’esso più in alto;
  9. ore 11.30 Si giunge più avanti alla confluenza del fiume Elicona e in alto troviamo un altro mulino, lo troviamo in migliori condizioni rispetto agli altri e possiamo notare due uscite dell’acqua, segno che questo disponeva di ben due macine; Piu avanti troviamo il “ponte di ferro” costruito dagli americani durante la seconda guerra e consentiva ai contadini e i muli di passare senza dover scendere al fiume e guadarlo;
  10. Alla nostra sinistra notiamo una grande pietra piatta e inclinata a sud circa 10 metri per 20 metri. Su questa pietra venivano asciugati i panni delle massaie che venivano a lavare i panni di casa al fiume un percorso che veniva fatto più volte al giorno.
  11. ore 12.00 – si riprende l’antico sentiero di ritorno denominato “Cambarella” il posto è incantevole il selciato ha resistito al tempo ed ancora racconta i passaggi del mulo, delle mucche, dei contadini e delle donne, fatica e bellezza, un misto che accompagnavano la vita di sempre e di tutti di chi saliva e di chi scendeva, si sale e ci si riposa ogni tanto guardandosi in giro, come a salutare ciò che si lascia, la brezza e il fruscio delle foglie riprende il suo posto al nostro sentire e il rumore dell’acqua viene assopito dalle poche parole che si riescono a sibilare, prima del nostro arrivo al punto di partenza alle 12.30.

Per Organizzare la guida per i sentieri del Fiume Elicona e dei Mulini contattare Handmade 0941 1930866 Silvio 3467654899 oppure Rosaria 3467654897

Un saluto affettuoso va all’Associazione “il Ramarro” con cui il CEAN (Centro di educazione ambientale dei Nebrodi) ha collaborato per tracciare il percorso di questo sentiero in occasione del campo di lavoro di volontariato internazionale nell’agosto 2017 organizzato “dalla stessa associazione Ramarro”

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Un Itinerario per Basicò nel maneggio “Liberamente”

Percorrendo la strada che sale da Falcone verso l’Argimusco incontriamo un paesino graziosissimo, arrampicato su dei costoni che ne fanno un piccolo presepe, Basicò, un paesino antico quanto le pietre che incontriamo, bellissime, che nasce prima come piccolo villaggio probabilmente appartenente all’antica città potente di Abaceno, l’odierna Tripi, successivamente denominata CasalNuovo rifondata da uno spostamento delle popolazioni della Contrada “Casale” posta sopra Tindari a seguito del cataclisma che ha sprofondato Tindari e intere zone dell’entroterra.

Procedendo oltre il Bivio per l’ingresso del Paese di Basicò giungiamo dopo circa 1000 metri sulla sinistra ad una caseggiato dove si trova l’ingresso del Maneggio “Liberamente”,  gestito e condotto da Antonella Pelleriti, donna di grande passione per la natura e particolarmente per i cavalli.

Percorriamo lo sterrato e troviamo più avanti le stalle a box e i cavalli al Pascolo con cui abbiamo il piacere di scambiare la conoscenza. Si fanno accarezzare alcune più esuberanti e altre più civettuole, maestose e belle e docili e la voglia di abbracciarli.

Il paesaggio dei Nebrodi ci circonda la catena montuosa dei Peloritani, bellissime come sempre ed in ogni stagione, Le isole Eolie a Nord, oggi un po coperte dalle nuvole,  a Nord-Est si intravvede tra le nuvole Capo Milazzo e il suo golfo, a est il paesino di Basicò arroccato sui costoni di arenaria e a Ovest e sud la natura è sublime di bellezza e di profumi e di colori.

Camminiamo per la natura attraverso i sentieri del Maneggio, aperto tutti i giorni. Su prenotazione è possibile per i cavallerizzi alle prime esperienze fare conoscenza con i cavalli ed imparare a comunicare con loro.

Per i più bravi è possibile montare a cavallo a percorrere i sentieri naturalistici della zona circostante.

E per chi viene da lontano si può dormire con una modica somma a Basicò nelle case vacanze della rete turistica Nebroidea CEAN (Centro di educazione Ambientale dei Nebrodi), la nostra associazione che promuove il territorio e i servizi turistici.

E si può pranzare al “Ritrovo dei Re” un ristorante a Montalbano Elicona convenzionato con la rete turistica CEAN.

L’assistenza turistica è a disposizione per ogni bisogno ed è assicurata dalla Handmade tel. 0941 1930688 oppure cercare di Rosaria 3467654897 e dal C.E.A.N. Associazione Educazione Ambientale dei Nebrodi cercando di Antonella Pelleriti. https://www.facebook.com/maneggio.liberamente

 

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In Cammino alla Modonna di Tindari

Ogni anno, come da tradizione, a Montalbano Elicona, l’ultimo sabato di maggio il paese di Montalbano si prepara per il pellegrinaggio, 5 ore di strada a piedi tra la natura dei Nebrodi, uno spettacolo di 25 km.

Ci si vede alle 3.00 di mattina davanti la Chiesa della Madonna della Provvidenza

che Monsignore Rotella ha puntualmente aperto e illuminato perchè ogni fedele possa mettersi in silenzio di preghiera e predisporsi per  il “Cammino al Tindaro”affidando alla Madonna questa occasione di preghiera e di riflessione spirituale, un momento di pausa dalla vita di tutti i giorni.

Nel Paese sono in molti ad andare a piedi e molti vengono con le loro macchine ed altri i piu anziani con l’autobus messo a disposizione dal comune e ricompensato con una raccolta come contributo alle spese.

Si parte, cè buio pesto, e quando si esce dal paese lasciandoci la illuminazione pubblica alle spalle comincia ad evidenziarsi la “bellezza”.  Quante stelle, tante, e le galassie e un pezzo di luna che sta per eclissarsi a ponente.

Piccoli ci si sente. Davvero  piccoli, a una dimensione dove la vita appare grande e piccola infinitamente e lì ognuno raccolto sul cammino con i propri problemi, i propri dubbi e le proprie paure, i propri sogni e le speranze di una vita.

Sono tutti elementi del cammino, prima cè il buio e bisogna stare attenti a non cadere nelle buche, qualcuno ha portato le torce e ci si fa strada nel buio, si attende l’alba.

Si scende per la discesa di Braidi, una frazione di Montalbano Elicona, una frazione che sembra essere distaccata dal Paese, lo è difatti, come accade nei piccoli paesi caratterizzati da stupide rivalità ma che hanno sempre avuto un grande peso nella gestione della comunità montalbanese. Si scende nella strada in silenzio, si odono grilli e qualche uccello notturno, il latrare delle volpi e i cani dei pastori che ci avvertono che gli ovili sono inaccessibili agli sconosciuti, e si cammina con l’odore tipico del letame che in questo contesto assume un odore buono e gradevole.

La vegetazione è rigogliosa e da spettacolo anche al buio per le sue forme e i suoi profumi. E’ iniziata la discesa e le donne in particolare modo, parlano, parlano, non smettono mai,….. ma anche questo è bello.

Nella salita per giungere a  Braidi è trascorso 1 ora e 3/4. Comincia ad albeggiare, Braidi si intravvede ancora illuminata con la sua chiesa e si vedono le altre frazioni di S. Barbara, e frazione di Toscano. Si passa dalla villetta di Padre Pio e da li in poi si fa un sentiero in piena campagna. Belle le case disabitate, le forme e gli abbeveratoi per gli animali, incontriamo le mucche e le pecore, asini e cavalli e ci muoviamo tra le erbe odorose, e con l’alba i colori emergono dal nulla, rendendo tutto piu suggestivo, la sulla colorata prima di tutto prende colore con il l’alba e in un attimo ai profumi si uniscono la bellezza dei colori.

I ragazzini, sembrano quelli che piu trovano gusto nella passeggiata, ridono, scherzano, qualcuno si lamenta per la stanchezza, sono i primi incontri tra coetanei così prolungati e godono e soffrono insieme della passeggiata.

Si arriva finalmente alle “TRE Croci”. Su un altura di Braidi dove il paesaggio si apre alla rocca malatesta, il paese di Montalbano, la frazione di S. Barbara, i comuni di Librizzi, e Raccuia, Le valli verdeggianti, con i coltivi di foraggio, grano, olivi, e bosco ed un pezzo di mare di Milazzo, ci accolgono e la stanchezza trova una buona ragione ad andare avanti.

Si riprende lo stradone per Patti, si supera il primo bivio, e ci si inoltra in un altro sentiero. E’  il momento in cui di solito si dà spazio a soddisfare i propri bisogni fisiologici negli angoli piu nascosti del sentiero.

Si raggiunge lo stradone e fino al bivio a destra che sale per il sentiero del Tindaro che costeggia una zona di riserva di caccia.

Il Paesaggio è bellissimo, la costa tirrenica è uno spettacolo e la natura la fa da padrona con i suoi colori, il giallo della ginestra, e tanti colori di tanti fiori, il silenzio è diventato solo interiore, perchè le donne continuano a parlare? …. ma è bello anche così!

Il tempo si è fermato, e si pensa cosa ci possa essere più importante in questo momento, il tempo è trascorso, si cammina da oltre 3 ore, cambia la percezione delle cose, delle piante, degli odori, dei colori, solo grazie, solo grazie, per tanta bellezza, non è possibile dare altre spiegazioni alla sensazione che si provano un senso di gratitudine, accompagnata alla stanchezza, con un pensiero, c’è la farò ad arrivare? Ci si inoltra tra antichi tracciati, ora asfaltati e una natura martoriata dal fuoco dell’anno prima. Accarezzo una quercia, il suo sughero dalle sue forme attraenti e mi riempio le mani di nero fumo.

Ecco si vede il Tindaro, il Santuario della Madonna del Tindaro, si scende adesso verso valle con un sguardo sul Santuario sempre piu vicino. Adesso il passo si fa piu veloce, viene la voglia di arrivare, di raggiungere il Tindaro prima possibile, non badando piu alle fatiche fin qui sostenute.

Le Mèta è vicina quasi arrivati, sembra così, ma se da un lato si vede la metà, dall’altra sembra non arrivare mai e i passo si fa sempre piu sostenuto, arrivare, arrivare, per trovare risposo dopo la fatica del Cammino. Si lascia il gruppo delle donne che non hanno smesso di parlare, ……ma è bello anche così!

Un passo dopo l’altro sempre piu in fretta la salita del Tindaro sambra non farci alcuna paura e si sale, voglia di arrivare.!

Finalmente…uno sguardo in alto per essere accolti dal Tindaro, grazie… Madonna, grazie Tindaro, grazie Cielo, grazie mare, grazie Aria, grazie Acqua da bere!!

 

ChiesaMadonna Provvidenza
chiesa madonna della provvidenza
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