Silvio CHEF

Il Fiume Elicona e la Natura a Montalbano sui Nebrodi

I nostri percorsi lungo sentieri nel letto del Fiume Elicona, nei boschi, antiche trazzere lastricate ovvero le “strade regie” ci conducono a scoprire le Bellezze di questi posti sui Nebrodi. Sono percorsi di difficoltà facile, media e difficile, visitatori lungo percorsi attraverso la vegetazione meravigliosa, lungo il letto del fiume Elicona, osserviamo le gurne ampie zone d’acqua ricche di trote selvatiche e granchi di acqua dolce, e una vegetazione ripariale florida e spettacolare. Con il rispettoso silenzio di chi non vuole indavedere, scopriamo la presenza di uccelli dai passeri ai corvi, al nibbio e al Barbagianni, la civetta, il picchio, ecc. Incontriamo le mucche, le pecore e capre che pascolano liberamente e si abbeverano lungo il corso dell’acqua.

L’itinerario naturalistico lungo il fiume Elicona  (significa tortuoso) offre al visitatore oltre che una bella passeggiata nella natura spunti per conoscere la sua storia e la storia di tante persone del paese di Montalbano Elicona che lo hanno frequentato. Il Fiume nasce tra l’Argimosco e la zona dei Losi scende, e costeggia il monte su cui sorge il paesino di Montalbano, fino al mare Tirreno tra Falcone e Tindari.

Dati sull’Itinerario: Livello di difficoltà: E(scursionistico);

Dotazione personale occorrente:  scarponcini, pantaloni e giacchetta impermeabile; Acqua, qualche semino di frutta secca;

L’itinerario si sviluppa all’interno di sentieri, per il primo tratto su un antico lastricato circa 1000 mt. traccia “Gambarella”, la caminata segue la traccia “Maletto” per poi attraversare un ponticello e inoltrarsi nel percorso nel bosco e nel letto del Fiume circa 2000 mt.. Questo secondo tratto richiede una certa preprazione fisica, si seguono i sentieri del pascolo e poi all’interno del letto del fiume tra una cascatella e un altra, spesso bisogna affrontare la vegetazione fitta e il letto del fiume seguendo i passaggi delle pietre affioranti. 

Al primo tratto si puo godere del paesaggio e della natura. Il lastricato che risale probabilmente al periodo 1600 era molto utilizzato dalla gente del paese perche collegava nella piu via piu breve il paese al fiume. La presenza dei Mulini lungo il fiume e nel nostro percorso ne incontremo tre costituiva una mèta, generalmente a dorso di mulo, di tutti coloro che dalle proprie riserve di granaglie prelevavano qualche sacco per farne farina e Pane per la sopravivenza. Le donne facevano il bucato nell’acqua del fiume e li asciugavano al sole in una grande pietra denominata “Chiappazza” e talvolta prendevenano l’acqua per il fabbisogno della casa, ripercorrendo il tratto dal Paese al fiume piu volte al giorno.

Gli uomini portavano le bestie a bere e raggiungevano, al di la del fiume e per attraversarlo si guadava, gli appezzamenti che coltivavano, oppure si apprestavano passaggi provvisori con dei tronchi che puntualmente venivano portati via dalle piene del fiume in occasioni di piogge torrenziali. i bambini giocavano al fiume e facevano anche il bagno in estate.  Quando il freddo di gennaio e febbraio si faceva sentire si preferiva scendere al fiume che dislivella 170 mt, dal Paese e lavorare i terreni in basso vicini al fiume piu caldi. Ma il tratto del sentiero Gambarella era molto frequentato per via del Grano da molire.

Era un via vai di Muli Chi andava al lavoro, chi andava a molire, chi andava a lavare i panni, chi a prendere l’acqua per la casa.  Oggi è un sentiero solitario, frequentato da qualche mucca, e animale selvatico. Ma le storie dei tempi antichi si possono percepire ancora.

Risalendo il Fiume si incontra un primo mulino, questi funzionavano con le ruote Orizzontali  la cui rotazione era determinata da un getto d’acquala cui acqua veniva prelevata da un punto piu in alto del fiume e convogliata attraverso la “Saia” in un cono in pietra la cui punta si proiettava sulla ruota dotata di tasche per accogliere la forza cinetica. Alla ruota era collegata la macina in pietra.  Si ritorna sul letto del fiume e si risale e si incontra un secondo e poi un terzo mulino ” Mulino della Chiappazza” dove si sosta per poter pranzare oppure riposare prima di intraprendere dopo il passaggio del “Ponte di Ferro” la traccia Gambarella”. 

Obiettivo di tale itinerario:  Ripercorrere le fatiche di un tempo che spesso erano legate al bisgono di sopravivenza, dove la vita era caratterizzata dal lavoro in mezzo alla Natura e la casa rappresentava un rifugio per la notte e il riposo, prima di riprendere il giorno dopo la vita di montagan quotidiana.  Solo le feste comandate erano l’ccasione di potersi incontrare con gli Altri e vivere la Comunità del Paese. Malgrado le fatiche cera tanta voglia di vivere, si procreava, e si sperava in una vita migliore. La natura, la Bellezza, e l’armonia era il contesto in cui si viveva e si traeva forza e speranza.

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I nostri prodotti hanno avuto riconosciuto il marchio “Biologico”

Un altro obiettivo è stato raggiunto dalla nostra coop. sociale Handmade Montalbano Elicona.

La HandMade dopo solo hanno, con un procedimento celere che ha tenuto conto:

  • della naturalità dello stato iniziale dei nostri noccioleti, abbandonati da almeno 15 anni, 
  •  delle tecniche di coltivazione della nostra azienda
  • della metodologia di  produzione dei nostri derivati dalle nocciole,
  • la regolarità delle nostre etichette

ha avuto il riconoscimento ufficiale da parte degli organismi di controllo di Suolo e Salute di coltivazione e trasformazione in BIOLOGICO ottenendo la certificazione N. 51307!

Il marchio di “Biologico” presente  su tutta la nostra filiera:  nocciole, trasformati delle nocciole e le creme le nocciole è il riconoscimento del  nostro impegno verso la nostra “Madre Terra”; di un amore faticoso in controtendenza, ma siamo consapevoli di quello che la Terra riesce a ricompensarci!

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La magia del Cibo

1.      Il Cibo ha una dimensione relazionale importantissima nella storia della vita sociale umana: La dimensione relazionale del Cibo la cogliamo prima con il territorio, il suo paesaggio,  la cultura  della gente che lo ha abitato e della storia e le tradizioni che lo hanno caratterizzato. Il cibo ci fa entrare in relazione con chi lo ha preparato, con gli ingredienti che compongono ogni pietanza, ogni ingrediente porta un messaggio dai luoghi da cui esso proviene, gli ingredienti utilizzati e le modalità della loro preparazione della cucina  che lo ha trasformato in cibo caratterizzano il messaggio della pietanza.  Il cibarsi diventa un momento non solo di sostentamento ma anche di conoscenza, reciprocità, attenzione – uno stimolo ad una maggiore convivialità con i compagni di tavola. . In questo modo si ridà significato e importanza a un gesto fondamentale della nostra vita, che troppo spesso consideriamo usuale e scontato.

2.      Il Cibo ha una memoria, porta scritto nelle suo DNA ed RNA la storia di come è arrivato a noi, di chi l’ha coltivato, contaminando l’energia di ogni commensale, in bene e in male. Il  cibo oltre il nutrire e a soddisfare “un peccato di gola”, aiuta a ricomporre memorie, intessere relazioni e a condurre, da ultimo, al “perdono” (senso da dare al Dono di se stessi nella Comunità dei Viventi, non come aspetto sacrificale bensì come componente essenziale  e dinamico all’interno della comunità dei Viventi)». 

3.      Ogni pietanza ha una storia antica che appartiene ai luoghi di provenienza, alla cultura culinaria di ogni tempo, essi hanno sostenuto e accompagnato generazioni fino ai giorni nostri. Ma i piatti di un tempo si adattano ai tempi di oggi. Oggi la vita esige meno proteine e piu fibre, e più vitamine . Alcuni piatti vengono adattati ai gusti che sono cambiati, vedi l’uso del pecorino soppiantato dal parmigiano e dal grana. Alcuni ingredienti non si usano quasi più e molti altri sono entrati in cucina introdotti da altre culture culinarie. Ma i piatti rivisitati sono capaci di raccontare la propria storia. Un esempio, la porchetta era all’origine un piatto delle famiglie nobili, consisteva nel riempire un maialino di verdure e altre carni, uova e formaggi, passato alla griglia o nei sughi a base di verdure. Nel tempo la ricetta è diventata più popolare e alla portata di tutti. Semplicemente costituita da un impasto di carne, uova, formaggio e verdure avvolta nella cotenna di maiale e cotta nel sugo o in arrosto al forno.

4.      Il cibo come relazione: sedersi a tavola insieme, condividendo il cibo, stando seduti attorno ad un tavolo, è stato un sempre un modo per sentirsi in “Comunità” o occasione di componimento di diatribe. Attorno alla tavola il concetto di comunità assume il suo siginificato piu pieno e intesa come Universo di “Esseri viventi”, per percepirne i valori e le differenze di cui essa si alimenta e tutte le relazioni che si costituiscono al suo interno. La tavola diventa il luogo eletto dello stare piacevolmente insieme, dove è facile che vengano fuori aspetti  di solidarietà ma anche aspetti conflittuali, il consumo di un pasto attorno alla tavola costituiscono un momento ed un luogo privilegiato “Vero” di Umanità.

5.      Nell’incontro dei diversi sapori degli ingredienti si ottiene una buona pietanza.  Al “Ritrovo dei Re” non possono mancare i piatti vegetariani. La “pasta all’Ortolana” è uno dei nostri piatti piu richiesti in particolare da chi non mangia carne. Il Segreto è una cottura al momento dell’ordinazione. Un piatto leggero ricco di sapori, vitamine e di sali minerali, particolarmente richiesto in estate. In inverno proponiamo la pasta con crema di broccoli, o con crema di carciofi ai funghi porcini essiccati o freschi, pasta con la crema di Zucca e funghi, ecc. Per gli amanti del Formaggio proponiamo i nostri formaggi piu tipici come la Provola di Montalbano con un salmariglio (pinzimonio) a base di finocchietto e nocciole; Oppure la fonduta dei formaggi di montalbano, o i formaggi passati in griglia.

6.      Mangiare è un gesto individuale ma piace farlo assieme ad Altri. Abbiamo necessità di  forme conviviali, sociali e relazionali. Per tanti è un rito, è un godimento, una necessità, per Altri, talvolta, un lusso. Al “Ritrovo dei Re” ci piace servire un cibo che sappia raccontare una storia di socialità, in grado di poterci accomunare con gli Altri commensali. Già nella fase di preparazione della pietanza il nostro Cuoco, come un sacerdote, racconta una storia che va letta sul tavolo del commensale. Cogliendo gli ingredienti che lo compongono nella scelta del Km0, della stagionalità dei prodotti e della loro genuinità cioè coltivati senza chimica, ricorrendo a ciò che la natura ci mette a disposizione e attraverso la scelta di cucinare il meglio che si trova tra i prodotti dei contadini locali. Le tavolate, per chi lo volesse, sono una delle nostre proposte di convivialità da sperimentare tra persone che non ci si conosce, un modo di fare nuove amicizie e sperimentare gesti di condivisione.

 

Per informazioni e per poter partecipare e organizzare la tua permanenza telefona a Rosaria tel. 3467654897, oppure tramite email: handmademontalbanoelicona@gmail.com

 

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“Il Cibo e il senso di Comunità” al Ritrovo dei Re.

Il cibo come relazione: sedersi a tavola insieme, condividendo il cibo stando seduti attorno ad un tavolo, è un modo per sentirsi in “Comunità”. E’ la comunità intesa come Universo di “Esseri viventi”, percepirne i valori di cui essa si alimenta e tutte le relazioni che si costituiscono al suo interno. La tavola diventa il luogo eletto dello stare insieme, dove è facile che vengano fuori aspetti  di solidarietà ma anche conflittuali , il pasto e la tavola costituiscono un momento ed un luogo privilegiato “Vero” di Umanità.

Nell’incontro dei diversi sapori si ottiene un buon piatto

Al “Ritrovo dei Re” non possono mancare i piatti vegetariani. La “pasta all’Ortolana” è uno dei nostri piatti piu richiesti in particolare da chi non mangia carne. Il Segreto è una cottura al momento dell’ordinazione. Un piatto leggero ricco di sapori, vitamine e di sali minerali, particolarmente richiesto in estate. In inverno proponiamo la pasta con crema di broccoli, o con crema di carciofi ai funghi porcini essiccati, pasta con la crema di Zucca e funghi, ecc. Per gli amanti del Formaggio proponiamo i nostri formaggi piu tipici come la Provola di Montalbano con un salmariglio (pinzimonio) a base di finocchietto e nocciole; Oppure la fonduta dei formaggi di montalbano, o i formaggi passati in griglia.

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Il Cibo ci mette in relazione con il Territorio, con il paesaggio, con la cultura del luogo e la sua “Bellezza”

La dimensione relazionale del Cibo è anche quella col territorio, col paesaggio,  la cultura  dei luoghi e la loro storia, con il lavoro di chi ha preparato il cibo e degli ingredienti che compongono ogni pietanza, il cibo fonde con i luoghi di cui esso è espressione, con la cucina  che lo ha trasformato in cibo. Un rapporto positivo col cibo – che vuol dire conoscenza, reciprocità, attenzione – uno stimolo ad una maggiore convivialità con i compagni di tavola. . In questo modo si ridà significato e importanza a un gesto fondamentale della nostra vita, che troppo spesso consideriamo usuale e banale.

I legumi del Ritrovo dei Re

Un piatto tra i piu antichi, hanno accompagnato da sempre presenti nella cucina . Un Vegetale ricco di proteina e di fibra, oggi meno considerato come piatto da ristorante, ma conserva delle proprietà salutistiche importantissime e li consigliamo ai nostri ospiti per una scelta salutare. Lo troverete sempre Nel menu del ristorante “Il Ritrovo dei Re”. Lo abbiamo rivisitato con alcuni ingredienti molto presenti sul territorio di Montalbano Elciona. I legumi li mettiamo a cottura lenta con diversi aromi del luogo, Alloro, sedano, cipolla, carota, rosmarino. gli Aromi servono a rendere piu digeribili le pietanze. Oltre al condimento con Olio extravergine di Oliva, inseriamo il finocchietto selvatico e le nocciole tostate, due ingredienti che valorizzano queste pietanze. Talvolta a seconda dei periodi, specie in estate, inseriamo nella ricetta dei legumi del pomodoro maturo fresco insieme al pesto di finocchietto e le nocciole tostate. Non mancano altri legumi, il macco di fave, i fagioli borlotti, i ceci.

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Condividere il Cibo è un bisogno di relazione.

Al “Ritrovo dei Re” Condividere il cibo è il primo modo per sperimentare la relazione che abbiamo con la nostra “Madre Terra” o e con gli altri esseri viventi. La gratitudine che esprimiamo per assumere il cibo condiviso ci induce ad una riflessione sul nostro personale impegno di contribuire a“Nutrire il pianeta”, è l’appello a un nuovo modo di configurare i rapporti fra tutti gli esseri viventi e tra i popoli. In ogni caso dev’essere chiaro che a parlare di cibo non si puo parlare solo di calorie. Il cibo è benzina per ognuno di noi ma è anche  relazione che è condizione essenziale per la nostra esistenza.

Il Sugo nel Piatto

Non possono mancare i piatti a base di carne, ancora molto ricercati dai nostri ospiti, ottenuti da una cottura lunga e lenta, come facevano una volta le nostre nonne, per sciogliere i sapori nel sugo di pomodoro o in bianco (Agglassato che è un piatto medievale). Sono piatti aromatizzati con erbe antiche, rosmarino, salvia, alloro, pepe, ecc. Sono piatti ottenuti con derivati da animali, oggi vi è una tendenza ad una drastica riduzione verso piatti a base di vegetali, decisamente con una digeribilità meno impegnativa. Oggi si tenta di limitare l’impiego delle carni e dei derivati animali nelle diete. Al Ritrovo dei Re seguendo le antiche ricette si predilige la digeribilità dei sughi evitando certi passaggi di cottura che ne appesantiscono la digeribilità pur conservando i sapori di un tempo.

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Il Cibo ci racconta……! al “Ritrovo dei Re”

Il Cibo ha una memoria, porta scritto nelle suo DNA ed RNA la storia di come è arrivato a noi, di chi l’ha coltivato, contaminando ogni commensale della sua energia, in bene e in male. Il  cibo oltre il nutrire e a soddisfare “un peccato di gola”, aiuta a  ricomporre memorie, intessere relazioni e a condurre, da ultimo, al “perdono” (senso da dare al Dono di se stessi nella Comunità dei Viventi, non come aspetto sacrificale bensì componente essenziale della comunità dei Viventi)».

http://handmaj.cluster023.hosting.ovh.net/i-prodotti-della-handmade-coop-agricola/la-nostra-cucina/

Ogni piatto ha una storia antica che appartiene ai luoghi di provenienza, alla cultura culinaria di ogni tempo, essi hanno sostenuto e accompagnato generazioni fino ai giorni nostri. Oggi la vita esige meno proteine e piu fibre, e vitamine . Alcuni piatti vengono adattati ai gusti che sono cambiati, vedi l’uso del formaggio pecorino soppiantato dal parmigiano e dal grana. Alcuni ingredienti non si usano quasi più e nuovi altri ingredienti sono entrati in cucina introdotti da altre culture culinarie. Ma i piatti rivisitati sono capaci ancora di raccontare storie. La porchetta ad esempio un piatto un tempo delle famiglie nobili, consisteva nel riempire un maialino di verdure e altre carni, uova e formaggi, passato alla griglia o nei sughi a base di verdure. Nel tempo la ricetta è diventata più popolare e alla portata di tutti. Semplicemente costituita da un impasto di carne, uova, formaggio e verdure avvolta nella cotenna di maiale e cotta nel sugo o in arrosto al forno e successivamente alla cotenna si è sotituita una fetta di carne.

Il Cibo risente del clima che varia in ogni ogni zona. Ma esistono anche altre variabili. L’attenzione dell’Agricoltore nel favorire il nutrimento del frutto puo avere un significativa variabilità nelle sue caratteristiche organolettiche, nutritive e nel suo sapore. Come anche puo avere un effetto piu o meno salutistico se l’agricoltore abbia adottato tecniche di controllo chimico delle patologie oppure azioni meno invasive come la prevenzione biologica. Ci sono studi che sostengono che le piante hanno memoria delle energie negative di altri esseri viventi con cui sono rimasti a lungo in contatto che determinano in esse delle variazioni nelle proprie caratteristiche organolettiche e salutistiche.

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Il Cibo per vivere o Vivere per cibarsi..

La Tavola è un occasione privilegiata per ripensare a gesti che ci confermano esseri in Relazione. Tutto ciò si esprime a tavola, in modo particolarmente immediato ed efficace, data la centralità che il cibo occupa nella esperienza quotidiana, il cibo oltre che essere ritenuto essenziale per vivere, ci trasmette intimamente una relazione con l’ “Universo”, é il momento quando una parte dell’Universo diventa parte intima di noi stessi. Consapevoli che a nostra volta siamo parte costitutiva dell’Universo, e per questo, il cibo incarna e riassume i valori centrali ed essenziali della nostra esistenza.

Al Ritrovo dei Re, l’infinito nel piatto

I sapori che possiamo esprimere in Sicilia sono infiniti, la Sicilia da sola è il territorio con piu varietà vegetazionale di tutta la terra. Una terra capace di produrre quasi di tutto. I sapori trovano combinazioni infinite e un buon sapore è quasi sempre legato alle buone capacità nutrizionali. Ma i sapori non dicono tutto quello che c’è da sapere in un piatto, le ricette raccontano la storia del tempo, spesso sono piatti nati nelle cucine dei ceti piu poveri della popolazione, come il baccalà e lo stocco con le patate, o la parmigiana, o la pasta con le sarde, o piatti piu importanti come arrosti e carni alle griglie e dessert che sono nati nelle cucine delle case nobiliari.

Sugo in bianco o Agglassato di Vitello

Una ricetta antica che richiede una cottura delle carni per diverse ore, dopo essere stata rosolata con aglio e sfumata con il vino bianco. Una aggiunte consistente di cipolle e aromatizzata con erbe aromatiche (rosmarino, salvia, Alloro). Si ottiene un Sugo dai sapori intensi, una volta sgrassato costituisce il condimento dei maccheroni fatti in casa o un un buonissimo secondo di carne.

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Mangiare…!, un gesto di cui abbiamo bisogno….

Mangiare è un gesto individuale; ma piace farlo assieme ad Altri. Abbiamo necessità di  forme conviviali, sociali e relazionali. Per Tanti è un rito, è un godimento, una necessità, per Altri, talvolta, un lusso. Al “Ritrovo dei Re” ci piace servire un cibo che sappia raccontare una storia di socialità, in grado di poterci accomunare con Altri commensali. Già nella fase di preparazione della pietanza il nostro Cuoco, come un sacerdote, racconta una storia attraverso e oltre il “cibo” che ha preparato, attraverso gli ingredienti che lo compongono nella scelta del Km0, della stagionalità dei prodotti e della loro genuinità e senza chimica, ricorrendo a ciò che la natura ci mette a disposizione e attraverso la scelta di cucinare il meglio che si trova tra i prodotti dei contadini locali.

I funghi Filera Crescono nel Bosco, nei Noccioleti, sono molto buoni e salutistici, di solito Li proponiamo semplici, trifolati con un trito di aglio in olio Extra vergine di oliva e prezzemolo, ma i modi di cucinare sono tanti, con il pomodoro, impanati, alla griglia, ecc.

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Biscotti a Cimino

La tradizione culinaria di Montalbano Elicona vanta numerose specialità dolciarie. Tra queste vi è quella “biscotti a cimino”, che vengono ancora lavorati a mano.

In questo articolo tratto dal sito amontalbanoelicona.it, Francesca Bisbano vi svela il loro segreto.

 

Ottimi deliziosi e sfiziosi, simbolo di una cultura che racchiude in sé tracce di dominazioni diverse, i Biscotti a Cimino sono ancor oggi una delle principali specialità dolciarie del comune di Montalbano Elicona.

CuminoUn tempo realizzati esclusivamente nel periodo di Pasqua, ormai reperibili 365 giorni l’anno in tutti i bar e panifici locali, la loro preparazione costituiva un importante momento di ritrovo e convivialità domestica. Non v’era vicina, parente o amica, che in quei giorni non fosse invitata dalla padrona di casa per preparare i famosi dolcetti. Quale occasione migliore dunque, per rompere la routine quotidiana e dar gioia alla casa?

La storia dei Cimini è lunga e complessa, custodita gelosamente dalle donne e tramandata secondo la propria tradizione di madre in figlia. La mia è quella che segue e buona fortuna, se mai deciderete di cimentarvi nell’impresa. 😉

Biscotti a Cimino

Ingredienti:

  • 1 kg di farina 00 (anticamente si usava quella ricavata dal grano curcitta, antica varietà di frumento coltivata nella provincia di Messina)
  • 50 gr di cimino (cumino)
  • 280 gr di zucchero
  • 180 gr di sugna (strutto)
  • 1 pezzettino di pasta di pane crudo, per preparare la livatina

Preparazione della Livatina:

Far lievitare la pasta di pane per due (o 3 giorni max) in un vasetto di terracotta (o anche un bicchiere di carta). Quindi unirla a 250 gr di farina e lasciar riposare il tutto per altri 2 giorni.

Procedimento

Ottenuta la livatina, mischiarla con i rimanenti 750 gr di farina, lo zucchero, il cumino e la sugna. Impastare gli ingredienti in modo da ottenere un panetto liscio e compatto, dal quale verranno pian piano separati piccoli pezzetti di pasta per realizzare le forme: ciambelle; bastoncini o spirali simili ad S. E’ importante non smettere mai di lavorare il resto del preparato (per questo è consigliabile farsi aiutare da qualcuno nella preparazione dei biscotti) fino al suo completo esaurimento. A questo punto far riposare le sagome ottenute per circa 24h ed una volta lieviti, infornare i biscotti in pirofile precedentemente imburrate a 180 gradi, finché non saranno cotti.

Rivisitazioni moderne:

Per maggiore comodità è possibile lavorare per circa mezz’ora e riporre per 12 ore l’impasto di livatina, zucchero, cumino e farina (750 grammi) in sacchetti per alimenti, coprendoli con delle coperte. Lavorarlo poi per 30 min abbondanti e realizzare le forme da infornare sempre in pirofile imburrate a 180 gradi.

Attenzione: la pasta lavorata con ambo i metodi, deve essere sempre liscia e compatta.

Buon lavoro 😀

Francesca Bisbano

 

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