Silvio di Handmade

Il sogno dell’impossibile

  1. La nostra storia: nasce da un inquietudine giovanile, alla ricerca di senso della Vita che avevo davanti, e di una strada da condividere con qualcuno sufficientemente folle come me.
  2. La Scelta di stare tra gli Ultimi: Sin da giovane ho preferito gli Ultimi e mi sono sempre trovato bene, non che non ne ho viste, ma sempre meglio di quelli che vivono dell’ipocrisia. Almeno molti di questi con cui ho lavorato oggi hanno trovato una motivazione di vita e mi abbracciano quando mi vedono. Le miserie si trovano poi dappertutto, ma questi ultimi sono giustificati, quando si è costretti a vivere di stenti.
  3. Condividere un progetto di vita tra lavoro e comunità: La vita e dunque il lavoro devono trovare le sue connotazioni in una esperienza vivificante, è un un percorso edificante, verso un concetto di Lavoro comunitario, cooperativo, fatto di relazioni e, nel nostro caso, di competenze, ecc. ad esempio, per proporre un cibo ricco di storia ed esperienze capace di diventare “messaggio”..
    1. Acquisire le competenze: è la costante crescita del sapere e della consapevolezza, capace di entrare nell’intimo di ogni cosa e trasformarsi in legame.
    2. Scoprire e Acquisire la passione: la Passione è la componente essenziale di un concetto di Amore, che da intensità e passa alla quiete dell’armonia;
    3. Scoprire la gratificazione del lavorare insieme: quando l’armonia si fa comunità si trasforma in celebrazione della Vita;
    4. Valorizzare le diversità: Niente è uguale a qualcos’altro, tutto è unico ed originale, nelle relazioni che compongono l’armonia.
    5. Gioire: del valore della Comunità, del valore dell’amicizia, della passione per il proprio lavoro, del valore delle competenze acquisite;
  4. Inventare il lavoro attraverso la compartecipazione delle competenze: Ogni competenza è frutto di un grande lavoro creativo e di esperienza che culmina nel dono gratuito offerto a chi viene dopo di te, e c’è sempre uno dopo di te.
  5. Il Lavoro, così come il futuro, si costruisce con la posa di un mattone alla volta: Una esperienza, un lavoro, una attività, ha bisogno di una idea di cui molti hanno bisogno per migliorare la propria vita, e per renderla concreta c’è bisogno di molto impegno nel fare qualcosa di unico ed importante.
  6. L’Amore per tutto il Creato, costituisce il senso e il fine di tutto quello che si muove: scoprire che la strada che accompagna una idea a diventare importante dipende dall’amore che ci metti dentro in ogni cosa che si fa per costruirla e renderla capace di potersi irradiare intorno.
  7. La Celebrazione della Vita attraverso il Cibo, uniti ai momenti di convivialità comunitaria rappresentano una realtà imprescindibile del nostro lavoro e del nostro modo di stare insieme. Vivere, dare significato alle esperienze che si vivono, assumono l’espressione più grande, nella celebrazione del “Tutto” in cui siamo immersi. Comprendere le relazioni tra gli elementi costituitivi del “Tutto”, riconduce alla Vita, nella consapevolezza di farne parte intimamente.
  8. Il quotidiano si trasforma in un esercizio spirituale per mantenere acceso il lumino della luce che si porta dentro.
  9. “Il Fare mantiene il Pregare nella realtà. Il Pregare mantiene il Fare nella Verità.” :Ora et Labora: 
  10. Scegliamo, invece, la “via di Neemia”, che mette in risalto il valore del lavoro condiviso per rendere sicura la città di Dio per gli esuli ritornati. Non temiamo di sporcarci le mani nel cantiere del nostro tempo. Come Neemia, preghiamo, progettiamo con sapienza, lavoriamo con perseveranza, rimettendo Dio all’orizzonte del nostro agire e l’essere umano al centro delle nostre scelte. Allora le pietre scartate – i poveri, i malati, i migranti, i piccoli – diventeranno testata d’angolo, e sulla terra sorgerà una dimora comune solida e ospitale, dove l’amore e la verità finalmente s’incontreranno, la giustizia e la pace si baceranno (cfr Sal 85,11). Questa è la benedizione che imploriamo da Dio e il compito che ci attende: essere costruttori di comunione, non architetti di Babele;  

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Alle origini della Cucina Montalbanese

 La compresenza di tradizioni religiose diverse e la nuova organizzazione del lavoro agricolo si riflettono ancora oggi nelle ricette locali.
L’eredità araba nella cucina montalbanese, l’uso di spezie, dolcificanti naturali e tecniche di conservazione risale direttamente a quell’epoca:
    • Il miele locale: Elemento centrale della pasticceria e della cucina agrodolce, usato originariamente per conservare e insaporire.
    • I legumi: Base dell’alimentazione quotidiana e della rotazione delle colture introdotta dagli arabi.
    • L’agrodolce: Contrasto di sapori nato per equilibrare le pietanze e facilitare la conservazione dei cibi caldi.
    • Le spezie: Cannella, zafferano e chiodi di garofano, introdotte per arricchire i piatti e scandire i giorni di festa.

La testimonianza di Al-Idrisi
Il geografo Al-Idrisi, alla corte del re normanno Ruggero II, descrisse i Nebrodi come una terra di eccezionale fertilità. I suoi scritti confermano che l’area di Montalbano era un centro d’eccellenza per la produzione di miele selvatico e per un’agricoltura avanzata, favorita dai sistemi di irrigazione arabi (i qanat).

L’influenza araba (827-1067 d.C.) ha ridefinito profondamente la cultura,  usi e costumi sociali e la gastronomia di Montalbano Elicona e dei Nebrodi. Le spezie come la Cannella, zafferano e chiodi di garofano, introdotte per arricchire i piatti e scandire i giorni di festa, rappresentano elementi di differenziazione rispetto al passato. In quell’epoca, il geografo arabo Al-Idrisi documentò l’immensa abbondanza di miele e prodotti agricoli in questa specifica area dei monti Nebrodi.

Ecco alcuni dei prodotti tipici di questa specifica eredità gastronomica:

  1. I Biscotti a Ciminu (Semi di Anice)

Pur essendo oggi legati alle festività pasquali, questi biscotti racchiudono l’uso arabo di aromatizzare i prodotti da forno con semi di anice (ciminu), una spezia introdotta e valorizzata durante la dominazione islamica per le sue proprietà digestive e aromatiche.

  1. Le Fave a Maccu (Maccu di Fave)

Il macco di fave è una crema densa di fave secche, storicamente arricchita con finocchietto selvatico. Gli arabi rivoluzionarono l’agricoltura siciliana introducendo nuove tecniche di irrigazione e l’uso intensivo di spezie e piante spontanee per trasformare i legumi poveri in piatti ricchi e profumati.

  1. La Pasticceria Secca e l’Agrodolce al Miele

I dolci tradizionali di Montalbano a base di nocciole e fichi secchi (come i cuddureddi) derivano direttamente dalla combinazione araba di frutta secca e miele, elementi usati sia nei dessert che come base per salse agrodolci per la carne.

Le origini della cucina montalbanese, tipica di Montalbano Elicona, affondano nella tradizione agropastorale dei Monti Nebrodi. I piatti simbolo includono i maccheroni fatti a mano con il giunco, le fave a maccu e la provola locale. 
Origini e Caratteristiche
La gastronomia di questo borgo medievale nasce dal lavoro nei campi e dalla pastorizia. Le ricette utilizzano ingredienti poveri, genuini e di montagna, esaltati da erbe selvatiche come il finocchietto. 
Le Ricette e i Prodotti Più Significativi
  • Maccheroni con il buco: pasta fresca fatta a mano usando un sottile bastoncino di giunco, condita con sugo di maiale e arricchita da ricotta infornata grattugiata. 
  • Fave a maccu: una crema densa e saporita ottenuta dalla cottura lenta delle fave, spesso profumata con finocchietto selvatico. 
  • Provola di Montalbano Elicona: formaggio a pasta filata tipico della zona, prodotto con latte vaccino e consumato sia fresco che stagionato. 
  • Pasta e fagioli con la “scurcilla”: variante locale arricchita con la cotica di maiale. 
  • Il Pane di Montalbano e i dolci: pane tradizionale di grano duro e dolci tipici legati alle feste, come i biscotti cu ciminu (con semi di anice). 

 

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I Sikani e La Natura


I Sicani: Il Popolo dell’Armonia e della Terra Promessa

L’epopea dei Sicani comincia molto prima del loro arrivo sulle coste della Sicilia. Le memorie frammentarie e le suggestioni storiche ci parlano di un popolo antico, costretto ad abbandonare la propria patria d’origine a causa di immani catastrofi naturali. Questo trauma primordiale, anziché distruggerne l’identità, ne ha cementato la resilienza. Per secoli o forse millenni, i Sicani sono stati navigatori e viandanti dello spirito, custodi di un sapere ancestrale che attendeva solo il luogo giusto per poter germogliare di nuovo.

Quando le loro navi avvistarono la Sicilia, riconobbero immediatamente in quell’isola fertile, bagnata dal sole e protetta dal mare, la loro terra promessa. Fu un amore a prima vista, un legame viscerale che portò questo popolo a identificarsi così profondamente con l’isola da dare ad essa il loro nome prima ancora che i Siculi vi approdassero.

Il bagaglio culturale: Conoscenze e tecnologie ancestrali

I Sicani non giunsero in Sicilia come profughi sprovveduti, ma come portatori di una civiltà avanzatissima per l’epoca. Il loro bagaglio non era fatto di ricchezze materiali, ma di un enorme patrimonio culturale e scientifico:

  • Astronomia e Navigazione: Sapevano leggere la mappa del cielo. Le stelle non erano solo divinità da adorare, ma coordinate precise che permettevano loro di orientarsi nelle rotte marittime e di calcolare i cicli delle stagioni.
  • Agricoltura e Addomesticazione: Possedevano l’arte della terra. Sapevano selezionare le piante, addomesticarle e coltivarle, trasformando la natura selvaggia in un giardino fecondo senza mai violentarla.
  • Artigianato e Tessitura: Padroneggiavano l’arte di tessere e colorare i tessuti con pigmenti naturali, trasformando il vestire in una forma di espressione identitaria e culturale.
  • Medicina Naturale: Conoscevano i segreti delle piante officinali. Per i Sicani, ogni erba, radice o corteccia racchiudeva un principio guaritore, una farmacia vivente offerta dalla Terra per curare il corpo e lenire lo spirito.

La Spiritualità della Natura e il culto della Bellezza

Ciò che distingueva veramente i Sicani dalle altre civiltà coeve era la loro profonda statura spirituale. Non vedevano la natura come una risorsa da sfruttare o un pericolo da temere, ma come una madre accogliente. Erano acuti osservatori dei ritmi naturali: il ciclo del giorno e della notte, l’avvicendarsi delle stagioni, il battito della terra. Da questa osservazione costante nacque la consapevolezza di una totale, intima appartenenza al Creato.

Per i Sicani, coltivare la Bellezza e l’Armonia non era un vezzo estetico, ma un dovere sacro. Attraverso l’ordine impresso nei loro insediamenti, il rispetto per le fonti d’acqua, i boschi e le montagne, essi cercavano di riflettere sulla Terra l’ordine perfetto dell’Universo. Questa spiritualità profonda, che scaturiva direttamente dagli elementi naturali (il fuoco dell’Etna, l’acqua delle sorgenti, la terra fertile, l’aria dei valichi montani), era il loro sentiero per raggiungere un grado superiore di consapevolezza.

La vita terrena era considerata un frammento dell’Eterna Vita; l’esistenza umana aveva senso solo se vissuta in perfetta consonanza con l’Armonia dell’Universo. I Sicani ci lasciano così l’eredità di un popolo che ha saputo trasformare il dolore dell’esilio nella ricerca della pace e della bellezza universale.


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Il Ritrovo dei Re: Dove la Storia si fa Sapore

La cucina de “Il Ritrovo dei Re” è un ponte sensoriale tra storia e spirito, un’esperienza archeo-gastronomica che riporta in vita l’anima di Montalbano Elicona  a partire da una storia antica tra il 900 e il 1300 d.C.
È una cucina multiculturale e stratificata, dove le antiche eredità Arabe, Normanne, ebraica, Catare e Piemontesi si fondono con la sapienza contadina locale. Partendo da una rigorosa ricerca storica, le ricette medievali vengono rivisitate con sensibilità contemporanea, mantenendo intatta la purezza di ingredienti stagionali, genuini e coltivati senza chimica.
Per noi, il cibo non è solo nutrimento, ma un racconto del territorio e un atto sacro: ogni piatto diventa un momento spirituale di connessione con il Creato e una celebrazione della vita, inserendosi nel solco della grande tradizione mediterranea che unisce popoli e culture diverse in un unico, armonico convivio.

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Prendersi una Vacanza per Riconnettersi con la Natura

Una Pausa-vacanza, per lasciarsi le preoccupazioni alle spalle, ritrovare il senso del vivere quotidiano, cogliere la propria missione personale nella vita, il rapporto con i figli, il rapporto con il tuo partner, il lavoro una parte importante della propria vita che va riqualificato, il rapporto con il tempo che passa, il rapporto di amicizia con gli amici e gli altri umani, ritrovare la motivazione per guardare al futuro, sono tutti aspetti che interessano tutti, grandi e piccini, che vanno affrontati con leggerezza e dedizione.

La Natura è presenta da circa 3 miliardi di anni e vive in una condizione di armonia, da essa possiamo imparare tanto, e cogliere quello di cui abbiamo bisogno di sapere. Non rappresenta la soluzione della propria inquietudine, anche perchè questa è la condizione nella vita che ci spinge sempre a fare meglio. Negli incontri  vi inviatiamo ad essere Presenti. Negli incontri non si propongono soluzioni, caso mai si offre un metodo, che ci possono aiutare a compiere Ognuno le proprie scelte. Riconnettersi con la Natura ha lo scopo di far valere la parte migliore di noi, di potere avere una propria visione, così come è giusto che sia. La condizione che ci offre la Natura non è nient’altro che essere noi stessi  all’interno di un contesto Natura di cui facciamo parte indisssolubilmente. In altre parole siamo noi e solo Noi che impariamo a vivere meglio.

Proponiamo una vacanza-corso di tre giorni che ci darà degli spunti di riflessioni e nel contempo sarà una vacanza meditata nella Natura, nel Bosco, all’Argimusco, con passeggiate, con lo stare insieme, con la meditazione, piccoli esercizi che faranno da corollario alla nostra esperenza di Comunità. Il medesimo spazio sarà dedicato ai bambini, in versione di Gioco creativo, vivranno i medesimi momenti con i genitori insieme con le animatrici i vari momenti della giornata;

In tutto questo raccoglieremo i prodotti dall’orto di agricoltura naturale, e mangeremo sano con tutto quello che fa bene anche alla Natura, per restituire, almeno in parte, ciò che la natura ci dona, costruendo momenti di convivialità. 

Sono 5 momenti importanti:

  1. momenti in comune di riflessione condotti da uno di Noi;
  2. Passeggiate meditate: per cogliere nella natura la saggezza che possiede con una guida naturalistica;
  3. Convivialità preparare il cibo per tutti, che fa bene all’ambiente.
  4. Conduzione di Vita Comunitaria in autogestione, ci saranno turni per i servizi comunitari dalla cucina alla pulizia, ecc.
  5.  Proponimenti e/o compiti per casa;pausa

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Montalbano Elicona e il futuro che rischiamo di perdere


Viviamo un tempo che sembra andare “all’incontrario”, in cui riemergono modelli e visioni del passato presentati come ritorno alla realtà. In questo contesto nasce una domanda semplice ma decisiva: quale futuro vogliamo immaginare per Montalbano Elicona e per le prossime generazioni, per i nostri figli?

Questa domanda riguarda tutti, ma in particolare chi, a vario titolo, si è assunto la responsabilità di indicare una visione per il paese. Perché il tempo che passa non può essere un dettaglio: anche il 2025 si chiude con un dato allarmante, oltre cinquantacinque cittadini in meno e appena una o due nascite. Numeri che raccontano una prospettiva di progressivo abbandono del Borgo piu Bello d’Italia 2015.

La riflessione sul futuro non può limitarsi a programmi scritti e promesse enunciate. Di molte di queste non si percepiscono né l’avvio né un percorso abbozzato e concreto. E se è vero che qualcosa è stato fatto, si tratta spesso di ordinaria amministrazione. Ma di fronte a problemi straordinari servono risposte altrettanto straordinarie.

Montalbano Elicona possiede storia, patrimonio e caratteri identitari. Eppure altri piccoli comuni siciliani, con meno risorse e meno visibilità, sono riusciti ad avviare processi di rinascita più avanzati. Questo dovrebbe interrogarci.

Alla base di ogni scelta dovrebbe esserci un principio chiaro: le regole e le consuetudini non possono prevalere sulle persone. La legge esiste per servire l’uomo, non il contrario. Senza questa bussola, ogni progetto rischia di perdere ogni spinta di rinnovamento.

È arrivato il momento di un confronto vero tra cittadini, istituzioni e comunità. Non per alimentare inutili polemiche, e chiacchiere al vento, ma per costruire insieme una prospettiva credibile. Il futuro di Montalbano Elicona non può essere rimandato ancora.


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Il Richiamo del Bosco Malabotta

Un Cammino lento, tra i sospiri del Bosco,

Dove le querce patriarchi custodiscono il tempo.

L’aria Profuma di resina e di silenzio,

Mentra l’Acqua mormora antiche parole alla Terra.

Le pietre, scolpite dal Vento, raccontano forme gentili,

Qui tutto vive – L’albero, il lichene, la luce che filtra –

in una danza sacra di elementi e presenze.

Tu Viandante, non puoi che fermarti,

abbandonare la mente e aprire le mani,

toccare e sentire l’essenza che ti chiama.

L’origine, a cui tu, da sempre appartieni.

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L’Argimusco e il suo segreto arcano

Aria pura e cangiante, respiro che muta,
Terra che sa di mare, memoria profonda.
Acqua di cielo e di terra, grembo che unisce,
Fuoco di Luce e Luce di Fuoco, danza eterna.

Palpi l’essenza della mistura segreta,
dove ti senti Uno nel Tutto che vive.
Lì avverti l’arcano mistero svelato,
l’uno nell’altro e l’altro nell’uno.

Torni all’origine, portata alla luce,
soglia antica che si apre al presente.
Ed è da qui che tutto ricomincia,
nel silenzio fecondo di un nuovo inizio.

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Argimusco e la Rinascita

I Sicani abitarono la Sicilia antica,

popolo di radice profonda e di sguardo rivolto al cielo.

Presso l’Argimusco fondarono Bakano,

che l’ellenizzazione avrebbe poi chiamato Abakainon.

Tra quelle alture di pietra e di vento

riconobbero le **pietre sacre al cielo**,

segni silenziosi di un dialogo eterno

tra la Terra e le stelle.

L’Argimusco divenne così uno dei luoghi sacri

più importanti di Teinachìa,

tempio senza mura, aperto all’infinito.

Nei giorni dei solstizi e degli equinozi

interi villaggi salivano in pellegrinaggio,

attratti dal richiamo del tempo che si rinnova.

Qui i druidi sicani custodivano il sapere antico,

celebrando ogni aspetto della Vita:

la nascita, il passaggio, la morte e un nuovo cominciamento.

In quel luogo di pietra viva

l’umanità errante cercava armonia,

ricucendo il legame spezzato tra tutte le cose.

E nel silenzio carico di senso dell’Argimusco

si tornava a rinascere,

ritrovando l’equilibrio perduto

tra l’Uomo, la Natura e il Cielo.

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Il sapore della memoria, Perché mangiare è un atto celebrativo alla Vita

C’è una verità profonda che si nasconde dietro ogni boccone: il cibo buono non è mai casuale. È il riflesso di un paesaggio, il sussurro di una storia antica e l’energia di chi quel territorio lo vive e lo coltiva ogni giorno.

Le ricette sono come libri aperti:
– Raccontano la terra attraverso ingredienti scelti dal ritmo delle stagioni.
– Esprimono la sapienza di gesti tramandati, dove la modalità di preparazione trasforma la materia in emozione.
– Liberano un’energia unica che non nutre solo il corpo, ma lo spirito. Per capire davvero un piatto, non basta il gusto. Serve un coinvolgimento totale: il profumo che risveglia i ricordi, i colori che incantano la vista, la consistenza che sfida il tatto. Solo così possiamo cogliere l’essenza più profonda del retaggio di un vissuto e il senso di comunità, cioè del modo di stare insieme. Una Domanda che vi faccio a tutti i lettori: Qual è quel piatto che, appena lo assaggiate, vi fa sentire subito “a casa”?

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