CEAN (Centro Educazione Ambientale Nebrodi)

Il Ritrovo dei Re: Dove la Storia si fa Sapore

La cucina de “Il Ritrovo dei Re” è un ponte sensoriale tra storia e spirito, un’esperienza archeo-gastronomica che riporta in vita l’anima di Montalbano Elicona  a partire da una storia antica tra il 900 e il 1300 d.C.
È una cucina multiculturale e stratificata, dove le antiche eredità Arabe, Normanne, ebraica, Catare e Piemontesi si fondono con la sapienza contadina locale. Partendo da una rigorosa ricerca storica, le ricette medievali vengono rivisitate con sensibilità contemporanea, mantenendo intatta la purezza di ingredienti stagionali, genuini e coltivati senza chimica.
Per noi, il cibo non è solo nutrimento, ma un racconto del territorio e un atto sacro: ogni piatto diventa un momento spirituale di connessione con il Creato e una celebrazione della vita, inserendosi nel solco della grande tradizione mediterranea che unisce popoli e culture diverse in un unico, armonico convivio.

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Prendersi una Vacanza per Riconnettersi con la Natura

Una Pausa-vacanza, per lasciarsi le preoccupazioni alle spalle, ritrovare il senso del vivere quotidiano, cogliere la propria missione personale nella vita, il rapporto con i figli, il rapporto con il tuo partner, il lavoro una parte importante della propria vita che va riqualificato, il rapporto con il tempo che passa, il rapporto di amicizia con gli amici e gli altri umani, ritrovare la motivazione per guardare al futuro, sono tutti aspetti che interessano tutti, grandi e piccini, che vanno affrontati con leggerezza e dedizione.

La Natura è presenta da circa 3 miliardi di anni e vive in una condizione di armonia, da essa possiamo imparare tanto, e cogliere quello di cui abbiamo bisogno di sapere. Non rappresenta la soluzione della propria inquietudine, anche perchè questa è la condizione nella vita che ci spinge sempre a fare meglio. Negli incontri  vi inviatiamo ad essere Presenti. Negli incontri non si propongono soluzioni, caso mai si offre un metodo, che ci possono aiutare a compiere Ognuno le proprie scelte. Riconnettersi con la Natura ha lo scopo di far valere la parte migliore di noi, di potere avere una propria visione, così come è giusto che sia. La condizione che ci offre la Natura non è nient’altro che essere noi stessi  all’interno di un contesto Natura di cui facciamo parte indisssolubilmente. In altre parole siamo noi e solo Noi che impariamo a vivere meglio.

Proponiamo una vacanza-corso di tre giorni che ci darà degli spunti di riflessioni e nel contempo sarà una vacanza meditata nella Natura, nel Bosco, all’Argimusco, con passeggiate, con lo stare insieme, con la meditazione, piccoli esercizi che faranno da corollario alla nostra esperenza di Comunità. Il medesimo spazio sarà dedicato ai bambini, in versione di Gioco creativo, vivranno i medesimi momenti con i genitori insieme con le animatrici i vari momenti della giornata;

In tutto questo raccoglieremo i prodotti dall’orto di agricoltura naturale, e mangeremo sano con tutto quello che fa bene anche alla Natura, per restituire, almeno in parte, ciò che la natura ci dona, costruendo momenti di convivialità. 

Sono 5 momenti importanti:

  1. momenti in comune di riflessione condotti da uno di Noi;
  2. Passeggiate meditate: per cogliere nella natura la saggezza che possiede con una guida naturalistica;
  3. Convivialità preparare il cibo per tutti, che fa bene all’ambiente.
  4. Conduzione di Vita Comunitaria in autogestione, ci saranno turni per i servizi comunitari dalla cucina alla pulizia, ecc.
  5.  Proponimenti e/o compiti per casa;pausa

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Montalbano Elicona e il futuro che rischiamo di perdere


Viviamo un tempo che sembra andare “all’incontrario”, in cui riemergono modelli e visioni del passato presentati come ritorno alla realtà. In questo contesto nasce una domanda semplice ma decisiva: quale futuro vogliamo immaginare per Montalbano Elicona e per le prossime generazioni, per i nostri figli?

Questa domanda riguarda tutti, ma in particolare chi, a vario titolo, si è assunto la responsabilità di indicare una visione per il paese. Perché il tempo che passa non può essere un dettaglio: anche il 2025 si chiude con un dato allarmante, oltre cinquantacinque cittadini in meno e appena una o due nascite. Numeri che raccontano una prospettiva di progressivo abbandono del Borgo piu Bello d’Italia 2015.

La riflessione sul futuro non può limitarsi a programmi scritti e promesse enunciate. Di molte di queste non si percepiscono né l’avvio né un percorso abbozzato e concreto. E se è vero che qualcosa è stato fatto, si tratta spesso di ordinaria amministrazione. Ma di fronte a problemi straordinari servono risposte altrettanto straordinarie.

Montalbano Elicona possiede storia, patrimonio e caratteri identitari. Eppure altri piccoli comuni siciliani, con meno risorse e meno visibilità, sono riusciti ad avviare processi di rinascita più avanzati. Questo dovrebbe interrogarci.

Alla base di ogni scelta dovrebbe esserci un principio chiaro: le regole e le consuetudini non possono prevalere sulle persone. La legge esiste per servire l’uomo, non il contrario. Senza questa bussola, ogni progetto rischia di perdere ogni spinta di rinnovamento.

È arrivato il momento di un confronto vero tra cittadini, istituzioni e comunità. Non per alimentare inutili polemiche, e chiacchiere al vento, ma per costruire insieme una prospettiva credibile. Il futuro di Montalbano Elicona non può essere rimandato ancora.


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Riflessioni di un viandante nel Bosco

Un Cammino lento, tra i sospiri del Bosco,

Dove le querce patriarchi custodiscono il tempo.

L’aria Profuma di resina e di silenzio,

Mentra l’Acqua mormora antiche parole alla Terra.

Le pietre, scolpite dal Vento, raccontano forme gentili,

Qui tutto vive – L’albero, il lichene, la luce che filtra –

in una danza sacra di elementi e presenze.

Tu Viandante, non puoi che fermarti,

abbandonare la mente e aprire le mani,

toccare e sentire l’essenza che ti chiama.

L’origine, a cui tu, da sempre appartieni.

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L’Argimusco e il suo segreto arcano

Aria pura e cangiante, respiro che muta,
Terra che sa di mare, memoria profonda.
Acqua di cielo e di terra, grembo che unisce,
Fuoco di Luce e Luce di Fuoco, danza eterna.

Palpi l’essenza della mistura segreta,
dove ti senti Uno nel Tutto che vive.
Lì avverti l’arcano mistero svelato,
l’uno nell’altro e l’altro nell’uno.

Torni all’origine, portata alla luce,
soglia antica che si apre al presente.
Ed è da qui che tutto ricomincia,
nel silenzio fecondo di un nuovo inizio.

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Argimusco e la Rinascita

I Sicani abitarono la Sicilia antica,

popolo di radice profonda e di sguardo rivolto al cielo.

Presso l’Argimusco fondarono Bakano,

che l’ellenizzazione avrebbe poi chiamato Abakainon.

Tra quelle alture di pietra e di vento

riconobbero le **pietre sacre al cielo**,

segni silenziosi di un dialogo eterno

tra la Terra e le stelle.

L’Argimusco divenne così uno dei luoghi sacri

più importanti di Teinachìa,

tempio senza mura, aperto all’infinito.

Nei giorni dei solstizi e degli equinozi

interi villaggi salivano in pellegrinaggio,

attratti dal richiamo del tempo che si rinnova.

Qui i druidi sicani custodivano il sapere antico,

celebrando ogni aspetto della Vita:

la nascita, il passaggio, la morte e un nuovo cominciamento.

In quel luogo di pietra viva

l’umanità errante cercava armonia,

ricucendo il legame spezzato tra tutte le cose.

E nel silenzio carico di senso dell’Argimusco

si tornava a rinascere,

ritrovando l’equilibrio perduto

tra l’Uomo, la Natura e il Cielo.

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Il sapore della memoria, Perché mangiare è un atto celebrativo alla Vita

C’è una verità profonda che si nasconde dietro ogni boccone: il cibo buono non è mai casuale. È il riflesso di un paesaggio, il sussurro di una storia antica e l’energia di chi quel territorio lo vive e lo coltiva ogni giorno.

Le ricette sono come libri aperti:
– Raccontano la terra attraverso ingredienti scelti dal ritmo delle stagioni.
– Esprimono la sapienza di gesti tramandati, dove la modalità di preparazione trasforma la materia in emozione.
– Liberano un’energia unica che non nutre solo il corpo, ma lo spirito. Per capire davvero un piatto, non basta il gusto. Serve un coinvolgimento totale: il profumo che risveglia i ricordi, i colori che incantano la vista, la consistenza che sfida il tatto. Solo così possiamo cogliere l’essenza più profonda del retaggio di un vissuto e il senso di comunità, cioè del modo di stare insieme. Una Domanda che vi faccio a tutti i lettori: Qual è quel piatto che, appena lo assaggiate, vi fa sentire subito “a casa”?

#CulturaGastronomica #TerritorioESapori #IdentitàInCucina #EsperienzaSensoriale #Radici #CiboVero #TradizioneItaliana

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La Comunità di domani: un’etica dell’abitare oggi per immaginare il domani

1. Il paradosso professato oggi, consiste: “Noi” contro “Loro”

Storicamente, l’aggregazione umana è nata per necessità di sopravvivenza. Il “patto di sangue” o di valori crea coesione interna, ma per definire chi siamo, l’essere umano ha quasi sempre avuto bisogno di definire chi non siamo. 

  • Il limite del modello attuale: Finché l’identità si basa sull’esclusione (il mio gruppo è superiore al tuo), il conflitto è inevitabile. La “prerogativa” di una comunità diventa la negazione del diritto dell’altra.
  • La sfida: Passare da un’identità “esclusiva” a un’identità “inclusiva”, dove la diversità non è minaccia ma risorsa sistemica. 

2. Oltre lo scontro, esiste un altro modo?

La storia sembra dirci di no, ma l’evoluzione umana suggerisce il contrario. Siamo passati dal clan alla tribù, dalla città-stato alla nazione, e ora (faticosamente) verso organismi sovranazionali. 

  • Il superamento del conflitto: Non si tratta di eliminare il conflitto (che è intrinseco alla diversità), ma di istituzionalizzarlo. La politica e il diritto nascono proprio per sostituire il sangue con la parola e il compromesso.
  • La priorità del “Senso Comune”: Il buon senso che oggi appare negato può essere recuperato solo mettendo al centro la biologia comune. Di fronte a sfide globali (clima, pandemie, risorse limitate), l’umanità deve riconoscersi come un’unica comunità di destino. 

3. L’essenza e il significato del nostro esistere:

Se il risultato attuale è la distruzione, la ridefinizione delle priorità deve passare per:

  • L’Umanesimo Integrale: Rimettere la persona al centro, non come individuo isolato, ma come nodo di una rete di relazioni. Il significato dell’esistere non risiede nell’accumulo o nel dominio, ma nella cura del legame.
  • Dalla competizione alla cooperazione: Le neuroscienze e l’antropologia moderna dimostrano che l’uomo non è solo “lupo per l’altro uomo”, ma è l’animale più cooperativo del pianeta. È questa la caratteristica che ci ha permesso di dominare l’ambiente, ed è la stessa che oggi dobbiamo usare per non distruggerlo. 

4. Prospettive per le generazioni future, per costruire un futuro diverso, occorre agire su diversi livelli:

  1. Livello Micro (Comunità locali): Praticare la “convivenza delle differenze” nel quotidiano. Le piccole comunità sono laboratori di democrazia dove si impara a gestire il conflitto senza violenza.
  2. Livello Educativo: Insegnare la “grammatica dell’alterità”. La scuola deve formare cittadini del mondo, capaci di sentirsi a casa in culture diverse dalla propria.
  3. Livello Macro (Politiche nazionali): È necessario un passaggio dalla sovranità assoluta alla sovranità condivisa. Le nazioni devono accettare limiti al proprio potere in nome di un bene superiore globale (Pace, Ecologia, Diritti Umani). 

Conclusione

Il mondo non “deve andare come è andato sempre”. La storia non è un binario morto, ma un processo aperto. La negazione del buon senso a cui assistiamo è il segnale di un modello vecchio (quello dello Stato-Nazione ottocentesco e bellicoso) che sta morendo, mentre il nuovo non è ancora nato.
La modalità da immaginare è quella della “Cittadinanza Terrestre”: non annullare le proprie radici e i propri usi, ma riconoscerli come una delle tante sfumature di un unico prisma umano. Solo chi è sicuro della propria identità non ha paura dell’incontro.

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L’Albero, un Essere Spirituale

Gli ultimi studi colgono il cuore di una rivoluzione scientifica e filosofica attualmente in corso: il passaggio dalla visione della pianta come “oggetto passivo” a quella di essere intelligente e senziente.
Alcuni punti fondamentali che la moderna neurobiologia vegetale (portata avanti da studiosi come il prof. Stefano Mancuso) sta confermando:
1. Intelligenza distribuita invece che Centralizzata:
Mentre noi umani abbiamo puntato tutto su un “centro di comando” (il cervello), una strategia rischiosa perché se il cervello muore, l’individuo muore, l’albero ha scelto la decentralizzazione. In ogni cellula e specialmente negli apici radicali (le punte delle radici), l’albero elabora dati, percepisce gravità, umidità, gradienti chimici e segnali elettrici. È un’intelligenza a rete, simile a internet: se ne tagli un pezzo, il resto continua a funzionare e a decidere;
2. Il movimento invisibile:
L’immobilità dell’albero è solo apparente. Le piante si muovono nel tempo e nello spazio attraverso la crescita e la plasticità fenotipica. Se un pericolo arriva, non potendo scappare, l’albero mette in atto una risposta chimica sofisticata: può produrre tossine per avvelenare un parassita o emettere molecole volatili per avvertire gli alberi vicini del pericolo imminente.
3. Cooperazione e il “Wood Wide Web”
La scienza ha confermato che sotto i nostri piedi esiste una rete sociale incredibile. Attraverso le micorrize (funghi simbionti), gli alberi creano una vera e propria rete neurale sotterranea, il Wood Wide Web, attraverso cui scambiano nutrienti, carbonio e informazioni. Gli “alberi madre” arrivano persino a nutrire i piccoli nati all’ombra, che altrimenti non sopravvivrebbero
4. Il fine armonico e la presunzione umana
Negli ultimi decenni si è iniziato a studiare le piante per ciò che sono e non per ciò che ci servono. Mentre l’animale consuma, l’albero trasforma l’energia solare in vita, mantenendo l’equilibrio atmosferico. Questo “status armonico” di cui parli non è solo poetico, è una necessità biologica: l’albero sa che la sua sopravvivenza dipende dalla salute dell’intero ecosistema
Una nuova spiritualità scientifica?
In questo scenario, la distinzione tra “essere biologico” ed “essere spirituale” si assottiglia. Se definiamo la spiritualità come la capacità di percepire l’interconnessione profonda con il tutto e di agire per il bene comune del sistema-vita, allora l’albero è, a tutti gli effetti, uno dei massimi maestri spirituali del pianeta.
Siamo noi, con i nostri 250.000 anni di storia (un battito di ciglia rispetto ai 300 milioni di anni degli alberi), gli “esordienti” che devono ancora imparare l’arte della convivenza e della resilienza.
Se desideri approfondire queste scoperte, libri come La vita segreta degli alberi di Peter Wohlleben offrono una prospettiva documentata e affascinante su come queste creature comunicano e sentono.
L’Albero è un Essere spirituale?
In molte tradizioni antropologiche, religiose e filosofiche, 
l’albero è considerato un essere spirituale o un potente simbolo di connessione con il sacro. Un commegamento naturale tra Cielo e Terra.
Ecco i principali significati attribuiti all’albero come entità spirituale:
  • Ponte tra i mondi: È spesso visto come l’Axis Mundi (Asse del Mondo) che collega il cielo (divinità), la terra (uomini) e il sottosuolo (inferi/radici). Esempi celebri sono il frassino Yggdrasil nella mitologia norrena e il Bodhi Tree nel buddismo, luogo del risveglio spirituale di Buddha.
  • Sede di spiriti e divinità: In culture animiste e nello Shinto giapponese, singoli alberi secolari sono venerati come dimore di spiriti o divinità chiamati kami. Anche i Celti consideravano gli alberi (come la quercia) antenati viventi dotati di saggezza.
  • Simbolo di immortalità e rigenerazione: Grazie al suo ciclo stagionale, l’albero rappresenta la rinascita e la vita eterna. Nella Bibbia, l’Albero della Vita nell’Eden simboleggia la grazia divina e la conoscenza.
  • Maestro di vita: Filosofi come Simone Weil vedono nell’albero un modello di umiltà e resa: cresce verso il cielo restando radicato a terra, insegnando l’equilibrio tra bisogni materiali e aspirazioni spirituali.
  • Parentele spirituali: Molte comunità indigene considerano gli alberi non come “risorse”, ma come parenti dotati di diritti e di una propria saggezza da condividere con l’umanità.

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