Mi presento. Sono Silvio e sono catanese di sangue. Porto con me la mentalità di una Catania laboriosa, intraprendente e, a volte, persino temeraria. Sono instancabile quando ho un obiettivo davanti, e mi considero, – lo dico senza falsa modestia , – una persona corretta, fedele a un principio semplice e antico: ad ognuno il suo.
Non mi piace la mafia, né i suoi metodi. Non sopporto la prevaricazione, la prepotenza e la presunzione. Ma ancor meno tollero l’ignavia, quella di chi si gira dall’altra parte e la spaccia, nel migliore dei casi, per ignoranza: “io non lo sapevo”. Non mi piacciono i pavidi, né gli spacconi che vivono all’ombra di altri, nutrendosi di riflessi e di scorciatoie.
A Catania ho gestito tre ristoranti. Due di questi sono stati bruciati dalla mafia. Ho reagito. Non mi sono piegato. Ho scelto di offrirmi volontario all’associazione Libera, occupandomi della prima presa in carico dei beni sequestrati alla criminalità organizzata. È stato il mio modo di rispondere, di trasformare una ferita in un impegno concreto.
Non servono grandi capitali per costruire cose nuove, né essere più furbi degli altri. Mattone dopo mattone, un passo alla volta, si può andare lontano. E se si riesce ad attorniarsi di persone simili, animate dalla stessa voglia di fare, si può arrivare molto più in alto. Vale per me e vale per chiunque altro. Non mi ritengo una persona speciale.
Ho alcune certezze che guidano il mio agire. Credo nel Vangelo di Gesù Cristo e nella Sua presenza. Credo un po’ meno nelle sovrastrutture religiose, negli apparati e in liturgie che sento distanti dal tempo presente. Credo profondamente nel valore della comunità: persone che scelgono di costruire insieme e che si sforzano di essere presenze attive.
Credere nel proprio Paese e nelle persone – in ogni persona – significa, soprattutto per chi si propone come gestore del futuro, saper trarre da ognuno il meglio e accompagnare tutti a dare il meglio di sé. È un compito costante, prioritario, che vale per ogni risorsa materiale e immateriale di Montalbano Elicona.
Qui non si svende nulla. Non si può continuare a pensare che sagre e bevute possano occupare luoghi che sono custodi di storia e cultura. Servono ambizioni alte, cariche di dignità, all’altezza del passato che ci precede. Non possiamo tradire le radici, i sacrifici e i valori che hanno costruito la nostra identità.
Per questo sento forte il richiamo a un’etica della conservazione e a un profondo senso di responsabilità verso il patrimonio collettivo. Il Castello Federiciano di Montalbano Elicona, cuore pulsante di uno dei Borghi più belli d’Italia, non è solo un edificio: è un simbolo identitario. Merita una gestione all’altezza della sua nobiltà storica.
Ogni giorno, con fatica, bisogna restituire alla storia il valore del restauro che è stato fatto. Il successo di un evento o di una gestione non si misura solo nei numeri o nel profitto immediato, ma nella capacità di generare valore senza svendere l’anima dei luoghi. La dignità di un monumento e la storia di un paese non sono negoziabili.
Non è difficile perseguire questo obiettivo. L’importante è non lasciarsi distrarre da chi incita solo a “riempire la pancia”. Se il passato di Montalbano Elicona è fatto di storia federiciana ed eccellenza, il futuro deve essere un’evoluzione di quel prestigio, non la sua degradazione. Chi amministra o progetta per luoghi di tale valore ha un dovere morale: agire come custode, non come sfruttatore.
Serve rispetto di sé. Le ambizioni di pochi devono essere nobili, perché rappresentano il coronamento di una storia che merita di essere onorata. L’integrità è la bussola morale che impedisce all’ambizione di trasformarsi in sterile opportunismo. Il nostro agire deve essere un invito a costruire un futuro che sia il naturale e fiero proseguimento del meglio che abbiamo vissuto e imparato.
Ci sono cose che non mi piacciono: la tiepidezza, l’ignavia, la paura mascherata da prudenza. Non sopporto chi è timoroso, pavido, al limite della vigliaccheria, soprattutto quando manca il coraggio di scommettere su un futuro dignitoso.
Eppure, in questo paese, ho sperimentato sulla mia pelle ipocrisia, invidia, prepotenza, approfittamento, insulti gratuiti e persino tentativi di gogna pubblica. Non demordo. La vita va vissuta per la qualità e il valore che scegliamo di darle.
Oggi mi sento cittadino montalbanese. E da cittadino pretendo che la Bellezza sia il baluardo e la strada maestra di ogni azione di questa comunità.