2 Luglio 2026

Argimusco e la Rinascita

Aria pura e cangiante, respiro che muta,
Terra che sa di mare, memoria profonda.
Acqua di cielo e di terra, grembo che unisce,
Fuoco di Luce, e Luce di Fuoco, danza eterna.

Palpi l’essenza della mistura segreta,
dove ti senti Uno nel Tutto che vive.
Lì avverti l’arcano mistero svelato,
l’uno nell’altro e l’altro nell’uno.

Torni all’origine, portata alla luce,
soglia antica che si apre al presente.
Ed è da qui che tutto ricomincia,
nel silenzio fecondo di un nuovo inizio.

Riposo

Riposo dei viventi, pausa dell’ignoto, 

trova un luogo dove puoi assorbire una storia, 

posa le tue membra dove le pietre hanno respirato vite agognate, 

oh Livatera, luogo di oblio, 

dove le pietre dimenticate sospirano ad una rinascita, 

la speranza resta, 

come i fiori di acitazzu di gennaio, sfidano la sorte. 

Cambia il respiro, cambia il Vento di scirocco, 

la luce del mattino ti invita al ritorno.

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La donna Sicana

La Donna Sicana è un simbolo di resilienza e di forza, rappresentando le donne siciliane che, nel corso dei secoli, hanno affrontato sfide e difficoltà legate alla cultura, alla tradizione e alla società. La sua storia è intrecciata con quella dell’isola stessa, caratterizzata da un ricco patrimonio culturale e da eventi storici significativi.

Il passato di queste donne è segnato da tradizioni che, pur con i loro limiti, hanno contribuito a plasmare l’identità siciliana. Dai ruoli di custodi della famiglia e della casa, sono state anche protagoniste di cambiamenti sociali e culturali. Negli ultimi decenni, molte donne siciliane hanno iniziato a rivendicare spazi di visibilità e autonomia, diventando attive in vari settori, dall’arte alla politica, dall’imprenditoria alla scienza.

Il futuro possibile per la Donna Sicana è un orizzonte di opportunità, in cui il potere femminile può emergere in tutta la sua forza. Con l’impegno per l’uguaglianza di genere, l’educazione e la valorizzazione delle competenze, le donne siciliane possono continuare a scrivere la loro storia, contribuendo a una società più giusta e inclusiva.

In questo contesto, la Donna Sicana diventa non solo portatrice di un passato ricco di significato, ma anche un faro di speranza e innovazione per le generazioni future. La sua storia, quindi, non è solo un racconto di ciò che è stato, ma una promessa di ciò che può ancora essere. La Donna Sicana ha una Storia con un passato che attende ancora un futuro possibile migliore.

Per immergerti nella storia e un assaggio di ciò che ha rappresentato la Donna Sikana, Prenota la Escursione al 3467654899

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Cosa è Vivere 

Cosa è Vivere 

Vivere è scelta, è sfida e ardore,
uscire dal nido, cercare il valore.
Rinascere spesso, con cuore audace,
è lì che si trova la vera grazia.

Mettersi in gioco, rischiare senza timore,
infrangere il velo, abbracciare il dolore.
Affronta le prove con fermezza e passione,
in esse risiede la tua vera visione.

Vivi intensamente, sperimenta e ama,
ogni avversità, un passo che chiama.
Solo così, nel tumulto del vivere,
scoprirai in te la forza di fiorire.

Dove mi potrai cercare

Non avvicinarti alla mia tomba piangendo.

Non ci sono. Non dormo lì.

Io sono come mille venti che soffiano.

Io sono come un diamante nella neve splendente.

Io sono la luce del sole sul grano dorato.

Io sono la pioggia gentile attesa in autunno.

Quando ti svegli la mattina tranquilla,

sono il canto di uno stormo di uccelli.

Io sono anche le stelle che brillano,

mentre la notte cade sulla tua finestra.

Perciò non avvicinarti alla mia tomba piangendo.

Non ci sono, Io non sono morto.

[Canto Navajo]

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Siamo Tutti fratelli e sorelle

Siamo Tutti fratelli e sorelle, i cristiani, lo affermano attraverso Gesù di Nazaret, che ha amato fino anche a poterne accettare il sacrificio piu grande, quello della Vita Stessa e raggiungendo il compimento della sua esistenza terrena. Oggi tutto questo diventa piu credibile attraverso gli studi scientifici che ne dismostrano e ne chiariscono il senso più profondo. Ognuno di noi, fa parte di un Tutto, la relazione intima e profonda che ne nasce in questo viaggio terreno, dimostra che siamo parte imprenscindibile di un Tutto. Mi Viene in mente Francesco di Assisi che afferma che gli elementi che ci circondano, pietre, acqua, luce, alberi, stelle, sono nostri fratelli e sorelle, così anche il genere umano tra tutti, neri, bianchi, gialli, rossi, sono tutti fratelli e sorelle, perche siamo la interazione di tutti gli elementi e la Vita, che insieme ci hanno generato. L’amicizia e l’amore di una coppia danno significato a questa atto generativo, ma direi che la consapevolezza di un amore superiore ci porta a considerare un legame con il Creato altrettanto importante da essere considerato altrettanto fondamentale.

Cara/o sorella e fratello,

ti scrivo per condividere una riflessione che nasce dal nostro cammino della nostra comunità che si è materializzato in una cooperativa, ma che oggi sento allargarsi a qualcosa di molto più grande.

Siamo partiti scommettendo sul fatto che stare insieme potesse generare amicizia, lavoro e futuro da condividere. Abbiamo affrontato un viaggio faticoso, talvolta oscuro, appoggiandoci ognuno a ciò che di più prezioso Ciascuno custodiva nel cuore. Possiamo dire che ce l’abbiamo fatta, siamo cresciuti, siamo maturati e, nonostante che per alcuni, il peso degli anni inizino a farsi sentire, abbiamo chiara una nuova consapevolezza: Insieme ce la possiamo ancora fare, perché ogni sfida superata ci ha dato una forza che oggi ha compensato ogni timore verso l’incerto.

Ma c’è di più, in questo nostro “stare insieme”, vedo oggi il riflesso di una verità universale. Il cristianesimo lo afferma attraverso l’esempio di Gesù di Nazaret, che ha amato fino al sacrificio estremo della vita; eppure, oggi, anche la scienza sembra confermare il senso profondo dell’esistenza dell’umanità intera: ognuno di noi è parte imprescindibile di un “Tutto”.

Siamo immersi in una relazione intima con l’universo. Come intuì Francesco d’Assisi, non siamo soli: le stelle, l’acqua, la luce, ecc., e ogni essere umano, di ogni colore e provenienza, sono nostri fratelli e sorelle. Siamo il risultato dell’interazione di tutti gli elementi che la Vita ha messo insieme per generarci.

Se l’amore di una coppia e l’amicizia danno un significato concreto a questo atto generativo, è la consapevolezza di un “Amore Superiore” che ci porta a considerare un legame ancora più alto. È un’energia arcana che ci eleva verso le vette più alte della Vita, una fonte da cui veniamo e verso cui siamo diretti.

Per questo, possiamo guardare al futuro con serenità, anche quando la strada non è chiara. Lasciamo che la Vita ci porti dove ci deve condurre. Dormiamo tranquilli, perché ogni sera aspetta il proprio mattino, e affidiamoci a quella forza più grande di noi, imperscrutabile, ma presente.

Continuiamo a guardarci negli occhi e a godere di questo nostro stare insieme: è questa la nostra forza comune, la nostra esperienza concreta di eternità, e questo viaggio terreno ne è parte.

Con affetto e gratitudine, intendo delineare un ponte affascinante tra la spiritualità classica, l’ecologia integrale e le scoperte della scienza moderna. Questa visione trasforma l’idea di “fratellanza” da un semplice precetto morale a una realtà ontologica e biologica.

1. La Scienza afferma che proveniamo da “Polvere di Stelle”;

La scienza contemporanea conferma letteralmente l’intuizione di Francesco d’Assisi. Gli atomi di carbonio, azoto e ossigeno nel nostro corpo non sono stati creati sulla Terra, ma forgiati all’interno di stelle morenti miliardi di anni fa.

  • La prova biologica: Il DNA umano è identico per il 99,9% in ogni individuo, indipendentemente dall’etnia. Siamo rami diversi di un unico albero genetico.
  • La fisica quantistica: Attraverso il concetto di entanglement, la fisica suggerisce che le particelle che sono state in contatto rimangono collegate per sempre, supportando l’idea che facciamo parte di un “Tutto” interconnesso, dove nulla è isolato.

2. Francesco d’Assisi: L’Ecologia Relazionale

San Francesco non usava “Fratello Sole” e “Sorella Luna” come metafore poetiche, ma come riconoscimento di una comune origine creativa. Nel Cantico delle Creature, Francesco eleva il creato a dignità familiare. Se tutto proviene dallo stesso “Atto d’Amore” (o dalla stessa sorgente energetica), allora la pietra è letteralmente nostra parente.

3. La Coscienza di un “Amore Superiore”

Come sottolineo, l’amore di coppia è la cellula generativa dell’umanità, ma la consapevolezza di un legame universale ci porta oltre:

  • L’Agape: È l’amore disinteressato che Gesù ha testimoniato. Mentre l’eros unisce due persone, l’agape unisce l’individuo all’intera creazione.
  • La Responsabilità: Sapere di essere parte di un Tutto trasforma il nostro modo di stare al mondo. Non “usiamo” più le risorse, ma ci prendiamo cura dei “fratelli e delle sorelle”. 

4. Il Senso del Viaggio Terreno

Oggi, questa visione è più necessaria che mai per superare le frammentazioni sociali. Papa Francesco, nell’enciclica Fratelli Tutti, riprende esattamente questo concetto: la fraternità non è un’opzione, ma l’unica strada per la sopravvivenza della “casa comune”. 

In conclusione, la fede e la ragione (scienza) stanno finalmente convergendo verso la stessa verità: l’interdipendenza. Non esistiamo “accanto” agli altri, ma “attraverso” gli altri, e cioè il Creato. Sentirsi parte di questo Tutto non toglie valore all’individuo, ma gli conferisce il significato più alto: quello di essere un riflesso unico di un’unica fonte di Vita.

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Artigiani del fare insieme per un Futuro fatto a Mano

Incontriamoci, per parlare, per guardarci negli occhi, per scaldare il cuore con i sorrisi che riusciremo ad esternare, Proviamo a selezionare piccoli semi che possono generare futuro e speranza, proviamo ad individuare quelle cose che vanno fatte dalla nostra comunità di Montalbano Elicona, consapevoli che è piu facile riempire degli spazi con le cose da mangiare che per le cose che aiutano a creare pensieri fecondi che costruiscono futuro. Le piccole cose hanno sempre fatto la storia, una piccola quantità di lievito è capace di trasformare la farina in pasta di pane e dare sostentamento. Creiamo la fucina, generiamo speranza, concepire il futuro è l’unione sempre di energie diverse, preparaiamoci a maturare il lievito che ciascuno di noi porta dentro di sè. Mi presento. Sono Silvio e sono catanese. Porto con me la mentalità di una Catania laboriosa, intraprendente e, a volte, persino temeraria. Sono instancabile quando ho un obiettivo davanti, e mi considero, – lo dico senza falsa modestia , – una persona corretta, fedele a un principio semplice e antico: ad ognuno il suo. Non ho fatto il militare, mi è bastato mio padre, Credo che fare la guerra sia la cosa piu stupida che l’uomo possa immaginare di fare, per questo sono stato e sono un obiettore di coscienza. Sono un cristiano e il vangelo di Gesù è la mia via che perseguo nella quotidianità delle cose da fare ogni giorno. Mi sento una persona libera.
Non mi piace la mafia, né i suoi metodi. Non sopporto la prevaricazione, la prepotenza e la presunzione. Ma ancor meno tollero l’ignavia, quella di Chi si gira dall’altra parte e la spaccia, nel migliore dei casi, per ignoranza: “io non lo sapevo”. Non mi piacciono i pavidi, né gli spacconi che vivono all’ombra di altri, nutrendosi di riflessi e di scorciatoie. A Catania ho gestito tre ristoranti. Due di questi sono stati bruciati dalla mafia. Ho reagito. Non mi sono piegato. Ho scelto di offrirmi volontario all’associazione Libera, occupandomi della prima presa in carico dei beni sequestrati alla criminalità organizzata. È stato il mio modo di rispondere, di trasformare una ferita in un impegno concreto. Non servono grandi capitali per costruire e fare cose nuove, né essere più furbi degli altri. Mattone dopo mattone, un passo alla volta, si può andare lontano. E se si riesce ad attorniarsi di persone simili, animate dalla stessa voglia di fare, si può arrivare molto più in alto. Vale per me e vale per chiunque altro. Non mi ritengo una persona speciale. Ho alcune certezze che guidano il mio agire. Credo nel Vangelo di Gesù Cristo e nella Sua presenza. Credo un po’ meno nelle sovrastrutture religiose, negli apparati e in liturgie che sento distanti dal tempo presente. Credo profondamente nel valore della comunità: persone che scelgono di costruire insieme e che si sforzano di essere presenze attive. Credere nel proprio Paese e nelle persone – in ogni persona – significa, soprattutto per chi si propone come gestore del futuro, saper trarre da ognuno il meglio e accompagnare tutti a dare il meglio di sé. È un compito costante, prioritario, che vale per ogni risorsa materiale e immateriale di Montalbano Elicona. Qui non si svende nulla. Non si può continuare a pensare che sagre e bevute possano occupare luoghi che sono custodi di storia e cultura. Servono ambizioni alte, cariche di dignità, all’altezza del passato che ci precede. Non possiamo tradire le radici, i sacrifici e i valori che hanno costruito la nostra identità. Per questo sento forte il richiamo a un’etica della conservazione e a un profondo senso di responsabilità verso il patrimonio collettivo. Il Castello Federiciano di Montalbano Elicona, cuore pulsante di uno dei Borghi più belli d’Italia, non è solo un edificio: è un simbolo identitario. Merita una gestione all’altezza della sua nobiltà storica. Ogni giorno, con fatica, bisogna restituire alla storia il valore del restauro che è stato fatto. Il successo di un evento o di una gestione non si misura solo nei numeri o nel profitto immediato, ma nella capacità di generare valore senza svendere l’anima dei luoghi. La dignità di un monumento e la storia di un paese non sono negoziabili. Non è difficile perseguire questo obiettivo. L’importante è non lasciarsi distrarre da chi incita solo a “riempire la pancia”. Se il passato di Montalbano Elicona è fatto di storia federiciana ed eccellenza, il futuro deve essere un’evoluzione di quel prestigio, non la sua degradazione. Chi amministra o progetta per luoghi di tale valore ha un dovere morale: agire come custode, non come sfruttatore. Serve rispetto di sé. Le ambizioni di pochi devono essere nobili, perché rappresentano il coronamento di una storia che merita di essere onorata. L’integrità è la bussola morale che impedisce all’ambizione di trasformarsi in sterile opportunismo. Il nostro agire deve essere un invito a costruire un futuro che sia il naturale e fiero proseguimento del meglio che abbiamo vissuto e imparato. Ci sono cose che non mi piacciono: la tiepidezza, l’ignavia, la paura mascherata da prudenza. Non sopporto chi è timoroso, pavido, al limite della vigliaccheria, soprattutto quando manca il coraggio di scommettere su un futuro dignitoso. Eppure, in questo paese, ho sperimentato sulla mia pelle ipocrisia, invidia, prepotenza, approfittamento, insulti gratuiti e persino tentativi di gogna pubblica. Non demordo. La vita va vissuta per la qualità e il valore che scegliamo di darle. Oggi mi sento cittadino montalbanese. E da cittadino pretendo che la Bellezza sia il baluardo e la strada maestra di ogni azione di questa comunità. Montalbano Elicona non passi solo dal turismo o dagli eventi gastronomici, ma dalla ricostruzione del tessuto umano. Ecco alcuni ambiti in cui quei “piccoli semi” di pensiero fecondo potrebbero essere piantati per generare futuro nel 2025: La Banca della Memoria e del Saper Fare: Creare piccoli laboratori dove gli anziani non siano solo spettatori, ma maestri per i giovani. Non solo cucina, ma artigianato, cura del territorio e dialetto, trasformando la nostalgia in competenza produttiva. Co-progettazione degli Spazi: Invece di “riempire spazi” con eventi predefiniti, si potrebbero attivare tavoli di ascolto per capire di cosa hanno bisogno i residenti (uno spazio per il co-working, una sala prove, un orto comunitario) rendendo i cittadini protagonisti della gestione del bene comune. Turismo Esperienziale e Lento: Muoversi oltre il semplice “vedere” per passare al “sentire”. Piccoli percorsi filosofici o naturalistici tra i Megaliti dell’Argimusco che invitino alla riflessione, curati direttamente dalla comunità. Cura del Quotidiano: La speranza si genera anche attraverso il decoro urbano partecipato. Un piccolo seme può essere un balcone fiorito, una panchina restaurata insieme, la cura di un vicolo dimenticato. Come procedere?
Il primo passo di questa “fucina” potrebbe essere un incontro informale (un “Caffè delle Idee”) senza un ordine del giorno rigido, ma con un’unica domanda: “Quale piccolo talento o energia sono disposto a mettere a disposizione per gli altri domani?”. Incontriamoci per parlare, per guardarci negli occhi, per scaldare il cuore con i sorrisi che sapremo condividere. Proviamo a scegliere piccoli semi capaci di generare futuro e speranza; proviamo a individuare ciò che la nostra comunità di Montalbano Elicona è chiamata a fare. Siamo consapevoli che è più facile riempire gli spazi con ciò che si consuma che con ciò che aiuta a creare pensieri fecondi, capaci di costruire il domani. Le piccole cose hanno sempre fatto la storia: una minima quantità di lievito è in grado di trasformare la farina in pane e dare sostentamento. Creiamo una fucina di idee, generiamo speranza. Concepire il futuro è sempre il frutto dell’unione di energie diverse. Prepariamoci a far maturare il lievito che ciascuno di noi porta dentro di sé.

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Politiche da adottare in un piccolo Paese

Le limitazioni per le piccole comunità montane includono spopolamento, scarse infrastrutture e servizi, difficoltà economiche (es. agricoltura/turismo stagionale), e isolamento geografico; una politica amministrativa efficace richiede visione strategica, valorizzazione delle risorse locali (naturali, culturali), partenariato pubblico-privato, partecipazione dei cittadini (beni comuni), e sfruttamento di bandi e leggi dedicate ai piccoli comuni (come la L. 158/2017) per infrastrutture, servizi e innovazione.  Ancora piu in dettaglio le limitazioni delle piccole comunità montane: Amministrative: Risorse finanziarie limitate, carenza di personale qualificato, difficoltà nell’accesso a bandi complessi. Demografiche: Spopolamento, invecchiamento della popolazione, fuga dei giovani, bassa natalità. Economiche: Difficoltà nel creare economie di scala, dipendenza da settori specifici (agricoltura, turismo), stagionalità dei redditi, carenza di opportunità lavorative qualificate. Infrastrutturali: Scarsa copertura di servizi (sanità, istruzione, trasporti, digitale), accessibilità limitata. Geografiche: Posizione isolata, barriere naturali, difficoltà logistiche.Requisiti della politica amministrativa comunale: Sviluppo strategico: Pianificazione a lungo termine che punti su specifici punti di forza (es. turismo sostenibile, agricoltura di qualità, artigianato). Valorizzazione del territorio: Promozione del patrimonio naturale e culturale, tutela paesaggistica. Inclusione e partecipazione: Coinvolgimento attivo dei cittadini (associazioni, imprese locali) nella gestione dei servizi (approccio dei “beni comuni”). Partenariato: Collaborazione con enti sovraordinati (Regione, Stato, UE), altre municipalità (<<< unioni di comuni) e settore privato.

Innovazione: Sfruttamento del digitale per servizi, lavoro e connessione, creazione di nuovi modelli di servizio (es. co-housing, telelavoro).

  • Accesso ai fondi: Capacità di intercettare risorse da leggi quadro (es. L. 158/2017 per i piccoli Comuni), bandi nazionali ed europei per infrastrutture e servizi.
  • Semplificazione: Alleggerimento burocratico per attrarre investimenti e residenti e
  • favorire le iniziative in essere sul territorio;
  • Servizi integrati: Creazione di servizi di prossimità (es. sportelli unici, servizi sociali condivisi). 

Requisiti della politica amministrativa nel 2026

Per gestire efficacemente queste sfide, l’amministrazione comunale deve orientarsi verso:

  • Utilizzo Strategico della Nuova Legge Montagna (L. 131/2025): È fondamentale saper intercettare i 200 milioni di euro annui previsti per il triennio 2025-2027 per sanità, istruzione e trasporti.
  • Gestione dell’Intercomunalità: Le amministrazioni devono favorire la collaborazione tra enti diversi (piccoli comuni con comuni più grandi o unioni di comuni) per superare la frammentazione gestionale.
  • Incentivazione Economica e Fiscale: Implementare agevolazioni per giovani imprenditori agricoli, silvicoltori e operatori del turismo lento, sfruttando i crediti d’imposta nazionali.
  • Partecipazione Attiva: Promuovere il coinvolgimento diretto dei cittadini e dei “nuovi abitanti” (neopopolamento) nei processi decisionali per mantenere vivo il tessuto sociale.
  • Deroghe Gestionali: Nei piccoli comuni è ammessa la deroga al principio di separazione tra politica e amministrazione, permettendo agli amministratori locali di intervenire più direttamente nella gestione operativa per sopperire alla carenza di personale tecnico. 

Per ulteriori dettagli sulla normativa vigente, è possibile consultare i dossier della Camera dei Deputati relativi alla Legge 131/2025.

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Una Comunità che non vede il Futuro

Intendo condividere un mio pensiero che sottolinea l’importanza della Comunità nel costruire un futuro sostenibile e condiviso, rifacendosi anche ai valori del Vangelo di Gesù.

Il futuro non si realizza da soli, ma attraverso l’impegno collettivo e la responsabilità di ciascuno, in particolare di quanti hanno il compito di indirizzare e guidare con saggezza e spirito di servizio. È fondamentale che le azioni di oggi siano motivate da una visione di lungo termine, al fine di creare un domani migliore per tutti, invece di accontentarsi di un presente facile o di sottrarre risorse e ideali che potrebbero invece alimentare un futuro più giusto e sostenibile.

Aspettare il momento giusto per rimboccarsi le maniche rappresenta un atteggiamento saggio, poiché permette di agire con determinazione quando le condizioni sono favorevoli. Tuttavia, è altrettanto importante sapersi lanciare nel momento opportuno, scommettendo sulle proprie capacità e investendo costantemente nel proprio sviluppo. costruire giorno dopo giorno una mentalità proattiva e condividere queste dinamiche di azione e crescita con gli altri permette di guardare avanti con fiducia e di realizzare anche obiettivi ambiziosi.

La forza propulsiva verso un futuro sostenibile si basa, infatti, su principi di amore e agape, che vanno oltre i confini geografici e temporali, coinvolgendo la comunità nel suo insieme. Questo approccio universale sottolinea l’importanza di convivialità, solidarietà e responsabilità collettiva nel costruire un domani più equo e rispettoso dell’ambiente.

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Il sogno dell’impossibile

  1. La nostra storia: nasce da un inquietudine giovanile, alla ricerca di senso della Vita che avevo davanti, e di una strada da condividere con qualcuno sufficientemente folle come me.
  2. La Scelta di stare tra gli Ultimi: Sin da giovane ho preferito gli Ultimi e mi sono sempre trovato bene, non che non ne ho viste, ma sempre meglio di quelli che vivono dell’ipocrisia. Almeno molti di questi con cui ho lavorato oggi hanno trovato una motivazione di vita e mi abbracciano quando mi vedono. Le miserie si trovano poi dappertutto, ma questi ultimi sono giustificati, quando si è costretti a vivere di stenti.
  3. Condividere un progetto di vita tra lavoro e comunità: La vita e dunque il lavoro devono trovare le sue connotazioni in una esperienza vivificante, è un un percorso edificante, verso un concetto di Lavoro comunitario, cooperativo, fatto di relazioni e, nel nostro caso, di competenze, ecc. ad esempio, per proporre un cibo ricco di storia ed esperienze capace di diventare “messaggio”..
    1. Acquisire le competenze: è la costante crescita del sapere e della consapevolezza, capace di entrare nell’intimo di ogni cosa e trasformarsi in legame.
    2. Scoprire e Acquisire la passione: la Passione è la componente essenziale di un concetto di Amore, che da intensità e passa alla quiete dell’armonia;
    3. Scoprire la gratificazione del lavorare insieme: quando l’armonia si fa comunità si trasforma in celebrazione della Vita;
    4. Valorizzare le diversità: Niente è uguale a qualcos’altro, tutto è unico ed originale, nelle relazioni che compongono l’armonia.
    5. Gioire: del valore della Comunità, del valore dell’amicizia, della passione per il proprio lavoro, del valore delle competenze acquisite;
  4. Inventare il lavoro attraverso la compartecipazione delle competenze: Ogni competenza è frutto di un grande lavoro creativo e di esperienza che culmina nel dono gratuito offerto a chi viene dopo di te, e c’è sempre uno dopo di te.
  5. Il Lavoro, così come il futuro, si costruisce con la posa di un mattone alla volta: Una esperienza, un lavoro, una attività, ha bisogno di una idea di cui molti hanno bisogno per migliorare la propria vita, e per renderla concreta c’è bisogno di molto impegno nel fare qualcosa di unico ed importante.
  6. L’Amore per tutto il Creato, costituisce il senso e il fine di tutto quello che si muove: scoprire che la strada che accompagna una idea a diventare importante dipende dall’amore che ci metti dentro in ogni cosa che si fa per costruirla e renderla capace di potersi irradiare intorno.
  7. La Celebrazione della Vita attraverso il Cibo, uniti ai momenti di convivialità comunitaria rappresentano una realtà imprescindibile del nostro lavoro e del nostro modo di stare insieme. Vivere, dare significato alle esperienze che si vivono, assumono l’espressione più grande, nella celebrazione del “Tutto” in cui siamo immersi. Comprendere le relazioni tra gli elementi costituitivi del “Tutto”, riconduce alla Vita, nella consapevolezza di farne parte intimamente.
  8. Il quotidiano si trasforma in un esercizio spirituale per mantenere acceso il lumino della luce che si porta dentro.
  9. “Il Fare mantiene il Pregare nella realtà. Il Pregare mantiene il Fare nella Verità.” :Ora et Labora: 
  10. Scegliamo, invece, la “via di Neemia”, che mette in risalto il valore del lavoro condiviso per rendere sicura la città di Dio per gli esuli ritornati. Non temiamo di sporcarci le mani nel cantiere del nostro tempo. Come Neemia, preghiamo, progettiamo con sapienza, lavoriamo con perseveranza, rimettendo Dio all’orizzonte del nostro agire e l’essere umano al centro delle nostre scelte. Allora le pietre scartate – i poveri, i malati, i migranti, i piccoli – diventeranno testata d’angolo, e sulla terra sorgerà una dimora comune solida e ospitale, dove l’amore e la verità finalmente s’incontreranno, la giustizia e la pace si baceranno (cfr Sal 85,11). Questa è la benedizione che imploriamo da Dio e il compito che ci attende: essere costruttori di comunione, non architetti di Babele;  

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