Una Riflessione per una nuova Umanità

L’opera della Odissea e dell’Esodo 

(il passaggio del mar Rosso), rappresentano tra i due più grandi archetipi fondativi della cultura occidentale (rispettivamente greco-classico e giudaico-cristiano), utilizzandoli come chiavi di lettura per decodificare il viaggio spirituale e letterario verso le origini sicano-sicule. i due scritti  acquisiscono una precisione simbolica e teologica ancora più nitida.

Ne nasce una riflessione e un approfondimento strutturato:

1. La dualità del Viaggio: Il Ritorno (Nostos) e la Liberazione (Esodo)

L’accostamento tra l’Odissea e il passaggio del mar Rosso crea un parallelo potentissimo sul concetto di traversata salvifica:

  • L’Odissea (Il piano mitico-esistenziale): Rappresenta il viaggio dell’individuo (Ulisse) che sfida i mostri, la natura e gli dèi per ritornare alla propria patria e alla propria identità originaria. La Sicilia, storicamente sfondo di molte tappe odissee, diventa essa stessa la “Itaca” culturale che i poeti cercano di riconquistare.
  • Il passaggio del mar Rosso (Il piano collettivo-spirituale): È l’archetipo dell’Esodo [1]. Rappresenta un intero popolo che attraversa le acque per fuggire dalla schiavitù e camminare verso la Terra Promessa. Nel contesto della citazione, questo “passaggio” simboleggia l’atto di liberazione della cultura siciliana dalle “schiavitù” delle successive stratificazioni storiche o stereotipiche, per ritrovare la terra vergine dei padri.
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Entrambi i miti passano attraverso l’elemento liquido: il mare non è una barriera divina distruttiva, ma uno spazio di iniziazione necessario per arrivare all’origine.

2. Il Poeta come Profeta e Navigatore

I poeti che “nel tempo hanno tentato di riportare alla base di queste espressioni letterarie” assumono una doppia veste:

  • Sono come Ulisse, perché affrontano l’odissea della parola, navigando controcorrente rispetto alle mode letterarie contemporanee per ritrovare una lingua e un sentire primigeni.
  • Sono come Mosè, perché guidano la memoria collettiva attraverso il “mar Rosso” dell’oblio storico, riaprendo una strada dove sembrava esserci solo un muro d’acqua o di silenzio.

Il loro tentativo non è nostalgico, ma radicale: vogliono riportare la poesia alla sua “base”, ovvero alla sua funzione originaria di sacra testimonianza.

3. L’Umanesimo Stellare di Sicani e Siculi

Il testo insiste fortemente sul fatto che Sicani e Siculi fossero “osservatori della natura, delle stelle”. Questo passaggio riscatta le civiltà pre-elleniche dell’isola da una narrazione esclusivamente “barbara” o primitiva. viene riconosciuta loro una scienza sacra e contemplativa:

  • La Natura: Intesa come forza viva, ctonia, legata ai cicli della terra, dei vulcani e delle stagioni.
  • Le Stelle: L’orientamento astronomico (pensiamo ai megaliti dell’Argimusco o alle necropoli rupestri) indica una civiltà capace di alzare lo sguardo, di cercare una corrispondenza geometrica e spirituale tra il caos della terra e l’ordine del cielo.

I poeti contemporanei che guardano a questa origine ereditano proprio questo “sguardo cosmico”.

4. La Trasmigrazione della Memoria: L’Oltre e i Natali

L’approdo finale della frase è squisitamente metafisico. Quel mondo antico e protostorico non è una linea chiusa nel passato, ma una porta aperta verso un “oltre da cui si proviene”.

Il testo suggerisce l’esistenza di una memoria genetica e spirituale (l’origine dei nostri natali). La cultura di un popolo non è solo l’insieme dei suoi monumenti visibili, ma è un’eredità invisibile — una disposizione d’animo, un modo di percepire il mistero e la morte — che si tramanda nel tempo. La grande poesia ha il compito di risvegliare questa consapevolezza, ricordandoci che la nostra identità attuale affonda le radici in un tempo senza tempo.

In sintesi    

Questa riflessione solleva la questione dell’identità siciliana portandola a un livello universale. Attraverso le grandi metafore letterarie e bibliche del viaggio acquatico (Odissea ed Esodo), l’autore del testo individua nella poesia lo strumento eletto per compiere una vera e propria archeologia dello spirito. Scavando sotto i secoli, il fine ultimo è ritrovare lo sguardo puro dei primi abitanti dell’isola (Sicani e Siculi), i quali, osservando le stelle, avevano già compreso il legame indissolubile tra l’uomo, la terra e l’infinito.

Riflettere sulle opere letterarie dell’antichità sposta il focus dalla pura speculazione mitica e storica a una proposta etico-esistenziale per il mondo contemporaneo. Il passato (le radici sicano-sicule, l’Odissea, l’Esodo) non è più un museo da contemplare, ma un motore di rigenerazione per il presente e il futuro.

Il cuore di questo passaggio risiede nell’accostamento, quasi rivoluzionario, di due figure apparentemente distanti ma profondamente unite: il poeta e il contadino.

1. La Circolarità del Tempo: Passato Presente Futuro

Il testo rifiuta una visione lineare del tempo. Il passato non è “ciò che è finito”, ma una forza viva che attraversa il presente per fecondare il futuro.

  • La crisi dell’oggi: Viene diagnosticata la presenza di una «umanità smarrita», orfana di punti di riferimento, alienata dalla tecnologia, dalla velocità e dalla perdita di contatto con la realtà.
  • Il futuro come rinascita: Per guarire da questo smarrimento, l’uomo moderno non deve inventare nuove ideologie, ma compiere un atto di “ricordanza”. La rinascita avviene quando l’antico viene riscoperto come l’unica vera novità capace di dare senso al domani.

2. Il Poeta e il Contadino: L’Alleanza del Gesto e della Parola

La potenza visiva e filosofica del testo si concentra nell’unione di queste due figure tradizionali, entrambe custodi di una sapienza arcaica e manuale:

La figura del Contadino (La cura della Terra)

Il contadino che «lavora a mano la terra» rappresenta l’antitesi della meccanizzazione e della produzione industriale distruttiva.

  • Il contatto fisico: Lavorare a mano significa toccare la materia, rispettare i tempi biologici della natura, accettare la fatica e la vulnerabilità.
  • L’orizzontalità: Il contadino guarda in basso, verso il solco, verso la base da cui tutto nasce. Custodisce il segreto della semina e dell’attesa, gesti che sono rimasti identici dai tempi dei Sicani e dei Siculi.

La figura del Poeta (La cura dello Spirito)

Il poeta svolge lo stesso identico lavoro del contadino, ma sul piano del linguaggio e dell’anima.

  • La coltivazione della parola: Il poeta non usa le parole in modo consumistico o superficiale. Le “zappa”, le seleziona, le pianta nel terreno della memoria collettiva.
  • La verticalità: Se il contadino guarda alla terra, il poeta (come gli antichi osservatori sicani) guarda alle stelle e all’«oltre».

3. L’Umanesimo della Terra come Soluzione allo Smarrimento

Perché questa alleanza può salvare l’umanità smarrita? Perché sia il poeta che il contadino fondano la propria esistenza su tre principi dimenticati dalla modernità:

  • Il Ritmo dell’Attesa: Oggi tutto è istantaneo. Il contadino sa che il grano ha bisogno di mesi sotto la terra; il poeta sa che l’ispirazione e la memoria richiedono silenzio e gestazione. C’è un elogio della lentezza come cura.
  • L’Autenticità del Lavoro Semplice: Il gesto manuale del contadino e la scrittura del poeta sono atti di resistenza contro l’artificialità. Restituiscono all’uomo la percezione del limite e, al tempo stesso, della sacralità del fare.
  • La Custodia della Memoria: Entrambi non creano dal nulla: il contadino eredita i semi e le tecniche dai padri; il poeta eredita i miti e la lingua. Entrambi mantengono in vita il cordone ombelicale con l’origine.

In conclusione

La riflessione ci dice che la rinascita dell’umanità non passerà da un progresso astratto, ma da un ritorno alla terra e alla parola sacra. Il poeta e il contadino sono i due custodi della stessa verità: il primo coltiva il cielo e la memoria, il secondo coltiva il suolo e il nutrimento. Riunire queste due figure significa sanare la frattura tra uomo e natura, tra corpo e spirito, indicando al futuro l’unica strada possibile per non perdersi: camminare con i piedi ben piantati nella terra e gli occhi rivolti alle stelle.

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